martedì 24 gennaio | 20:36
pubblicato il 23/lug/2015 08:35

Solidarità e ricerca scientifica: San Donato Foundation a Expo

Quattro progetti e buone pratiche illustrati a Cascina Triulza

Solidarità e ricerca scientifica: San Donato Foundation a Expo

Rho, (askanews) - Umanizzare le cure, rendere efficaci e comprensibili i principi della prevenzione, intervenire in aree povere e sconvolte dalla guerra per salvare i bambini con patologie cardiache. La Fondazione gruppo ospedaliero San Donato ha voluto essere presente a Expo Milano 2015 nel padiglione della Società Civile Cascina Triulza per promuovere le proprie attività. Gilda Gastaldi, medico della Fondazione:

"Nell'ambito di Expo, presentiamo come Gruppo San Donato Foundation quattro progetti della Fondazione: il progetto "Eat", educazione alimentare dei teenagers, l'Aica, che è un'associazione cardiopatici congeniti, il progetto bambini cardiopatici nel mondo, il progetto salute allo specchio dell'istituto San Raffaele che si occupa di mantenere in buona salute psicologica le donne soggette a Chemioterapia".

Nata nel 1995 per sostenere progetti scientifici e solidali, gruppo San Donato Foundation vede nella partecipazione a Expo un'occasione per far conoscere le proprie attività che vanno oltre l'Esposizione Universale:

"Dopo Expo il nostro impegno con Cascina Triulza è vedere di portare avanti i nostri progetti di prevenzione e umanizzazione delle cure. Vediamo di portare avanti soprattutto il progetto Eat, legato alla prevenzione delle patologie cronico degenerative dei ragazzini e adulti. E l'altro il progetto di umanizzazione delle cure che si può rivolgere a qualunque paziente"

Un impegno quello GSD foundation che si estende dalla ricerca alla soluzione immediata di urgenze drammatiche, come avvine per esempio con il Progetto Bambini cardiopatici nel mondo.

"Ha fatto già 2500 interventi di cardiochirurgia nei confronti di bambini cardiopatici in Africa, Siria, Egitto, Romania. E poi abbiamo anche delle borse di studio per medici specialisti dai paesi del terzo mondo che vogliono venire ad imparare in Italia per poi portare il loro Know how nei loro Paesi per poter poi operare direttamente e salvare le vite di questii bambini"

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