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pubblicato il 12/set/2013 17:22

Scommesse: per Corte giustizia europea serve licenza pubblica sicurezza

(ASCA) - Roma, 12 set - La Corte di Giustizia Europea da' ragione all'Italia sulle scommesse. Per operare e' necessaria la licenza di pubblica sicurezza. La legge italiana stabilisce infatti che l'attivita' di raccolta e di gestione delle scommesse presuppone una concessione previa pubblica gara, nonche' di un'autorizzazione di polizia. Qualsiasi violazione e' passibile di sanzioni penali. Fino al 2002, le societa' di capitali quotate nei mercati regolamentati non potevano ottenere una concessione per i giochi d'azzardo e quindi sono rimaste escluse dalle gare del 1999. L'illegittimita' di tale esclusione - ricorda Agimeg - e' stata dichiarata nella sentenza del 2007, Placanica e a.

(C-338/04 e.a.). Il decreto legge n. 223/2006, cd ''decreto Bersani'' (misure di contrasto del gioco illegale) ha proceduto ad una riforma del settore del gioco in Italia, destinata ad adeguarlo alle norme dell'Unione. I ricorrenti nei procedimenti principali gestiscono ''centri trasmissione dati'' (''CTD'') per conto della Goldbet Sportwetten GmbH, societa' di diritto austriaco, con sede a Innsbruck, con licenza di bookmaker rilasciata dal governo del Tirolo.

L'organizzazione delle scommesse compete solamente a tale societa'. Infatti, dopo aver ricevuto la proposta di scommessa inoltrata dal CTD, la Goldbet puo' accettare o meno la scommessa, mentre al titolare del CTD spetta esclusivamente il compito di mettere in contatto lo scommettitore e il bookmaker straniero. Il servizio offerto sarebbe, dunque, solo quello di proporre agli scommettitori la connessione e la trasmissione dati, inoltrando al bookmaker la scommessa. Le loro istanze di autorizzazione di polizia sono state respinte sulla base del fatto che la Goldbet non era titolare in Italia della concessione rilasciata dall'AAMS. Sono stati allora proposti ricorsi separati dinanzi al TAR Toscana, deducendo la violazione del principio del mutuo riconoscimento fra Stati membri a causa del rifiuto di concedere alle societa', debitamente autorizzate in altri Stati membri, l'autorizzazione ad esercitare in Italia. Lo SNAI (Sindacato Nazionale Agenzie Ippiche SpA), la Stanley International Betting Ltd e la Stanleybet Malta ltd.

sono intervenuti a sostegno del convenuto, il Ministero dell'Interno. I procedimenti si inseriscono in un contesto giuridico e fattuale sostanzialmente identico a quello che ha dato origine alla sentenza del 16 febbraio 2012, Costa e Cifone (C-72/10 e C-77/10). Il giudice del rinvio chiede alla Corte se il diritto UE ammetta una normativa nazionale che imponga alle societa' interessate l'obbligo di ottenere un'autorizzazione di polizia, in aggiunta a una concessione sempre rilasciata dallo Stato e che ne limiti il rilascio a coloro che gia' sono in possesso della concessione. La giurisprudenza della Corte ha gia' giudicato che un sistema di concessioni puo' costituire un meccanismo efficace per prevenire l'esercizio di queste attivita' per fini criminali o fraudolenti. Spetta tuttavia al giudice del rinvio verificare se il sistema di concessioni italiano risponda realmente all'obiettivo.

Un'autorizzazione contribuisce chiaramente all'obiettivo di evitare che questi operatori siano implicati in attivita' criminali o fraudolente e sembra una misura del tutto proporzionata a tale obiettivo.

Tuttavia, poiche' le autorizzazioni sono rilasciate unicamente ai titolari di una concessione, irregolarita' commesse nell'ambito della procedura di concessione vizierebbero anche la procedura di rilascio di autorizzazioni. La mancanza di autorizzazione non potra' percio' essere addebitata a soggetti che non siano riusciti a ottenerla per il fatto che essa presuppone l'attribuzione di una concessione, di cui i detti soggetti non hanno potuto beneficiare in violazione del diritto dell'Unione. Il giudice del rinvio chiede poi se il diritto dell'Unione ammetta una normativa nazionale che tuteli le posizioni commerciali degli operatori esistenti prevedendo distanze minime tra gli esercizi dei nuovi concessionari e quelli degli operatori esistenti, ma che preveda la decadenza della concessione nell'ipotesi che il concessionario gestisca direttamente o indirettamente attivita' transfrontaliere di gioco assimilabili a quelle gestite dall'AAMS ovvero giochi d'azzardo proibiti dall'ordinamento giuridico nazionale.

red/glr

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