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pubblicato il 20/apr/2016 17:18

Sanità, Quintavalle: "Il decreto appropriatezza non risolve"

Non è con le sanzioni ai medici che si cambia il sistema

Sanità, Quintavalle: "Il decreto appropriatezza non risolve"

Roma, (askanews) - I bisogni di cura dei cittadini non verranno risolti solo con l'applicazione del decreto appropriatezza definito dal governo e non sarà con le sanzioni ai medici che si cambierà il sistema. Il direttore generale della Asl Roma4, Giuseppe Quintavalle, in una intervista ad Askanews fa il punto sulle novità in campo sanitario, soffermandosi sul decreto appropriatezza.

"Il decreto appropriatezza rientra in tutti quei processi importanti e fondamentali che il governo, la politica e poi le regioni stanno cercando di mettere in campo per dare un nuovo significato a quello che è il senso della salute e i bisogni di cura dei cittadini" Secondo Quintavalle "non è solo il decreto appropriatezza che risolverà queste problematiche, inizia a dare un percorso che si va a collegare a quello della qualità dei servizi con il decreto ministeriale 70 che serve ad indicare quali strutture sono i deputate meglio di altre, per numero e per qualità strutturale, ad erogare determinate prestazioni e poi si sta lavorando ad un importante documento quale quello delle rivisitazione dei livelli essenziali di assistenza, e questo rappresenta un cambio epocale perchè sono tantissimi anni che era necessario rivedere i livelli essenziali di assistenza. E da questi tre decreti si aspetta qualcosa di importante in materia di salute e di cambiamento perchè si parla di riorganizzare un servizio sanitario che è uno dei primi al mondo per universalità delle cure e uno dei migliori in termini di prestazioni rese".

Con il decreto, però, il rischio per i medici è che diventino sempre più gestori della spesa.

"I livelli essenziali - ha spiegato Quintavalle - lavorano sulle riorganizzazioni e si dividono in tre campi: l'ospedale, quindi garantire i migliori ospedali, ma naturalmente l'ospedale deve essere deputato a prestare e erogare servizi per l'acuto o per l'elezione complessa; il territorio, quindi una nuova rivisitazione del distretto che diventa committente di prestazioni e nell ambito del distretto di una nuova rivisitazione di quello che è il tema dominante del nostro futuro prossimo, le patologie croniche, quindi la fragilità e quindi il ruolo fondamentale che dovrà cambiare del medico di medicina generale, della continuità assistenziale che stanno sempre più organizzandosi in strutture più aperte al cittadino in H12 H16 e comunque che possono dare più servizi in una logica di riappropriazione di prestazioni, ma principalmente di significato funzionale in termini di bisogni e poi ricordo la prevenzione, cioè gli screening. I percorsi diagnostico-terapeutici che stanno per nascere e stanno per essere attivati nelle varie regioni indicano che la strada percorsa è la giusta".

Sull'ipotesi delle sanzioni ai medici che non si adegueranno alle nuove disposizioni di prescrizione il direttore generale della Asl Roma 4 è categorico. "Non è con le sanzioni che si cambia il sistema. Il sistema si cambia con l'esempio, l'organizzazione e principalmente con una formazione in cui devono concorrere tutti gli attori: ordine dei medici, ordini professionali, università, enti. E fondamentale che ci si riunisca per capire qual è il nostro futuro e il successivo passo da compiere. Naturalmente - ha aggiunto - permangono le sanzioni la dove ci sono stringenti norme, ovvero difronte a linee guida inequivocabili e fondamentali, nate dalla letteratura se c è un mancato rispetto allora in quel caso ci possono essere le sanzioni".

Secondo Quintavalle nel comparto sanitario a mancare è una vera informazione normativa, anche se, esistono degli organi attivi in tal senso. "Bisogna superare uno stigma divisorio tra quello che è la sanità e quello che sono altri mondi, in particolare il mondo degli avvocati e quello della giustizia. Esistono delle associazioni - ha spiegato - che hanno iniziato dei percorsi virtuosi a difesa dei medici anche se forse è sbagliato dire a difesa delle categorie. Sono delle associazioni, mi viene in mente Scudomed ad esempio con sede a Roma, che hanno un compito che è quello di integrare sempre di più le azioni di conoscenza tra il mondo della giustizia e il mondo della sanità per ottemperare da un lato a tutti gli adempimenti giuridico-normativi e dall'altro a dare sempre più senso a quello che è un percorso anche di un medico che purtroppo ancora oggi si difende sempre di più, si veda la medicina difensiva, e al quale si devono fornire degli strumenti necessari non per difendersi ma per prevenire per conoscere e per ridurre qualora è possibile molti contenziosi che poi diventano non più di ambito sanitario ma di ambito giuridico-legale".

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