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pubblicato il 18/dic/2013 12:00

Saccomanni sfida la Germania su Meccanismo risoluzione banche

Risposta a Schaeuble: Semplificare sistema, non complicarlo di più

Saccomanni sfida la Germania su Meccanismo risoluzione banche

Bruxelles, 18 dic. (askanews) - Nei negoziati in corso in queste ore a Bruxelles fra i ministri delle Finanze dell'Ue per stabilire un meccanismo unico di risoluzione delle banche dell'Eurozona, l'italiano Fabrizio Saccomanni ha sfidato a muso duro il tedesco Wolfgang Schaueble, come nessun altro aveva osato fare finora, accusandolo di voler "tornare indietro" rispetto agli elementi di compromesso che erano stati raggiunti la settimana scorsa nelle riunioni a Berlino e a Bruxelles, e di voler "complicare ulteriormente", invece di semplificare, il sistema di "governance" del meccanismo (in particolare per quanto riguarda le decisioni del futuro Fondo unico di risoluzione). Un'accusa, quest'ultima, che lunedi era stata lanciata anche dal presidente della Bce, Mario Draghi, durante un'audizione all'Europarlamento. Quella di Saccomanni, affidata a una lettera del 13 dicembre rivelata ieri dal Wall Street Journal, è una risposta diretta e immediata a un'altra lettera inviata da Schaueble il giorno prima alla presidenza dell'Ecofin e ai partecipanti alle riunioni "segrete" di Berlino fra i ministri delle cinque maggiori economie dell'Eurozona, la Bce e la Commissione europea. Il ministro italiano sottolinea che durante la fase di transizione di 10 anni, in cui dovrà essere gradualmente costituito il Fondo unico europeo di risoluzione da 55 miliardi di euro, (finanziato dalle stesse banche, attraverso la mutualizzazione crescente, per il 10% all'anno, dei fondi nazionali), bisognerà che sia operativo un "paracadute finanziario" ("backstop") comune, "in combinazione con i paracadute finanziari nazionali", che dovrà contribuire ai costi della risoluzione "senza condizionalità". La Germania è contraria a questo dispositivo, e continua a sostenere che nella fase di transizione, in caso di crisi e di insufficienza dei fondi di risoluzione accantonati a livello nazionale, siano i singoli Stati, e non un "backstop comune", a dover intervenire finanziariamente per la risoluzione delle banche sul loro territorio. Per l'Italia, come per la Bce, questo significherebbe non risolvere il problema del "circolo vizioso" delle crisi bancarie che alimentano la crisi del debito sovrano, che a sua volta aggrava la situazione patrimoniale delle banche. E proprio questo era, invece, l'obiettivo dell'unione bancaria, di cui il meccanismo unico di risoluzione è un pilastro fondamentale. (segue)

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