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pubblicato il 28/gen/2016 15:47

Rohani vola a Parigi: petrolio, auto, aerei e niente vino

Cerimoniale Eliseo salva capre e cavoli, la cena diventa merenda

Rohani vola a Parigi: petrolio, auto, aerei e niente vino

Roma, 28 gen. (askanews) - Pane, companatico e non solo tra Iran e Francia. In occasione della due giorni di visita del presidente Hassan Rohani nell'Esagono, che segue quella appena effettuata in Italia, sono stati siglati una serie di accordi commerciali tra i quali ne spiccano due per rilevanza. Il primo è sull'auto, con il gruppo Psa Peugeot Citroen che ha annunciato il ritorno nel Paese mediorientale con una joint venture su cui potrà investire fino a 400 milioni di euro in 5 anni.

Alleandosi con la Iran Khodro, produrrà diversi modelli a partire dal secondo semestre del prossimo anno in un impianto nei pressi di Teheran. L'obiettivo è di raggiungere un ritmo di 200 mila veicoli l'anno.

Peraltro l'intesa consentirà a Psa di immettere sul mercato iraniano pezzi di ricambio e componentistica "certificata", evitando così di lasciare questo segmento, molto rilevante per il fatturato delle case automobilistiche, alle produzioni "non ufficiali" cinesi.

Parallelamente, il gigante petrolifero Total ha annunciato un contratto per l'acquisto di greggio fino ad un tetto di 200mila barili al giorno. In pratica, si tratta di quasi la metà dell'aumento di produzione finora ufficialmente deciso dall'Iran, 500mila barili, a seguito della riapertura alle sue esportazioni di oro nero, dopo il venir meno delle sanzioni internazionali. Un ritorno che in questi mesi ha contribuito non poco a deprimere le quotazioni.

Peraltro l'amministratore delegato del gruppo transalpino, Patrick Puyanne ha aggiunto come si sia "ovviamente ipotizzato altri progetti, che andranno discussi". Magari sulla raffinazione e sui carburanti, che alla fine potrebbero finire nei serbatoi delle Peugeot prodotte in Iran (il companatico). "Total è stato molto presente e molto leali con l'Iran", ha rivendicato il manager francese.

Il riallacciamento dei rapporti commerciali non si ferma qui. Sempre in occasione della visita, il ministro degli esteri iraniano Abbas Akhoundi ha annunciato una intesa con Airbus, gruppo che ha buona parte dei suoi stabilimenti in Francia, oltre al quartier generale che ha sede a Tolosa. Non è ancora esattamente quantificata la portata di questo accordo, ma appare abbastanza rilevante visto che secondo il capo del Medef, la Confindustria francese, Pierre Gattaz, potrebbe tradursi nella vendita di 114 apparecchi.

Per parte sua la Tv iraniana ha parlato di 100 apparecchi su 10 anni, mentre le compagnie aree del Paese dovranno rinnovare una flotta ormai datata, che include diversi vecchi Boeing, degli airbus A300 e alcuni Antonov russi.

Ancor meno definito è il possibile accordo che durante queste visite coinvolgeva il dissestato gigante dell'energia nucleare Areva, che nel frattempo ha annunciato un massiccio aumento di capitale. Un intervento dello Stato, che già controlla la società, superiore al previsto e pari a 5 miliardi di euro. La notizia ha comunque proiettato al rialzo le quotazioni Areva.

In generale, Francia e Iran hanno affermato di voler voltare pagine nelle loro relazioni. "L'Iran può contare sulla Francia: apriremo un nuovo capitolo", ha affermato il premier transalpino Manuel Valls. Per parte sua Rohani ha lanciato un appello a mettere da parte i rancori. Ed è un consiglio che farà bene mettere in pratica, anche per gli episodi più recenti visto che proprio in occasione di questa visita non è mancato uno "sgambetto" da oltre Atlantico, alcune indiscrezioni di stampa Usa, prive di conferma ufficiale, hanno infatti riferito che poche settimane fa Parigi avrebbe chiesto nuove sanzioni contro gli sviluppi di missili balistici iraniani.

La stampa transalpina non ha riservato alla visita di Rohani lo stesso risalto di quello che ha ricevuto in Italia, forse complice anche la mancanza di scivoloni sul cerimoniale e novelli "bracaloni". Anzi Parigi ha onorato l'ospite ma anche le sue tradizioni e a fronte dell'esigenza di non far trovare del vino a cena a Rohani, proibito dal Corano ma obbligatorio nelle cene ufficiali, ha trasformato la cena in una insolita di "merenda di Stato" nel pomeriggio.

Oltr'Alpe gli accordi commerciali hanno avuto una discreta visibilità mentre si sono visti anche alcuni commenti polemici sulla "doppia faccia" dell'Iran, che mentre si apre all'Occidente resta un Paese su cui permangono forti critiche per i diritti umani. Fonti del governo francese hanno affermato che la questione dei diritti umani non è stata ignorata, ma che non sarà oggetto di prese di posizione pubbliche durante la visita.

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