martedì 24 gennaio | 20:29
pubblicato il 09/set/2013 17:16

Rifiuti: Antitrust, Regione Lazio riveda regolazione su smaltimento

(ASCA) - Roma, 9 set - ''Rivedere la regolazione regionale in materia di gestione dei rifiuti urbani con l'obiettivo di eliminare in prospettiva distorsioni concorrenziali nel settore''. Lo chiede l'Autorita' Garante della Concorrenza e del Mercato in una segnalazione inviata alla Regione Lazio, al Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al Sindaco del Comune di Roma, al Commissario delegato per l'emergenza ambientale nel territorio di Roma e Provincia.

Secondo l'Antitrust ''l'attuale assetto regolatorio ha di fatto favorito lo smaltimento in discarica, che, anche dal punto di vista della concorrenza, rappresenta il modello di gestione di rifiuti meno auspicabile: non consente alcun tipo di valorizzazione economica del rifiuto e costituisce dunque un costo sociale sia sotto il profilo ambientale sia sotto quello economico''. Al contrario - aggiunge - ''la raccolta differenziata e' in grado di attivare numerose filiere a valle, consentendo l'espansione di altrettanti mercati e l'ingresso di operatori che altrimenti rimarrebbero esclusi. Anche il recupero di energia, che attiva un'unica filiera, quella appunto della produzione di energia (e/o calore), puo' avere un effetto positivo su quel mercato''.

''L'attuale regolamentazione - per l'Antitrust - ha invece portato, nel Lazio, ad un ricorso eccessivo allo smaltimento in discarica, destinazione finale del 71% dei rifiuti urbani (secondo dati Ispra). La raccolta differenziata non e' stata adeguatamente promossa, ed e' stato al contrario avallato un assetto impiantistico caratterizzato da una grande capacita' di lavorazione di rifiuti indifferenziati (impianti di trattamento meccanico biologico). Al tempo stesso, il sistema di autorizzazioni dei termovalorizzatori, che non consente di bruciare direttamente i rifiuti indifferenziati, non ha permesso a tali impianti di svolgere nel Lazio il ruolo di vincolo concorrenziale all'attivita' di smaltimento in discarica che e' stato invece riscontrato in altre Regioni italiane''. A cio' si aggiunga - sottolinea ancora l'autorita' - ''che sia gli impianti in grado di trasformare i rifiuti indifferenziati in combustibile da rifiuto, sia gli stessi impianti di termovalorizzazione vengono utilizzati a tassi ridotti, con cio' favorendo ulteriormente lo smaltimento in discarica dei rifiuti indifferenziati''.

L'Antitrust ricorda che ''lo smaltimento in discarica dei rifiuti indifferenziati, nonche' il loro conferimento in impianti di trattamento meccanico- biologico, avviene dietro pagamento, da parte dei Comuni conferitori, di una tariffa definita dalla Regione, sulla base della dichiarazione dei costi (a preventivo e a consuntivo) presentata dalla societa' che gestisce l'impianto. Anche questa attivita' di regolazione - spiega -, tuttavia, viene svolta con esiti che in alcuni casi producono discriminazioni e restrizioni concorrenziali. Ad esempio, non esistono determinazioni tariffarie regionali relative agli impianti di trattamento meccanico-biologico di proprieta' di AMA, con possibili conseguenze negative, quantomeno in termini di carenza di controlli, sui costi di trattamento e successivo smaltimento, che AMA ribalta sui cittadini''.

Secondo l'Antitrust , ''la scelta di favorire, negli anni, il ricorso allo smaltimento in discarica rispetto ad interventi di recupero di materia dalla raccolta differenziata e di energia dai rifiuti indifferenziati, ha ostacolato il raggiungimento di un assetto integrato di gestione dei rifiuti urbani efficiente, nel quale le diverse modalita' di gestione venissero poste, laddove possibile, in concorrenza tra loro. Ne deriva che la tariffa a carico dei cittadini del Comune di Roma per la gestione dei rifiuti e' tra le piu' alte di Italia e seconda, fra le grandi citta', solo a quella di Napoli (dati Agenzia per il controllo e la qualita' dei servizi pubblici locali di Roma Capitale)''.

red/glr

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