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pubblicato il 22/mag/2013 18:39

Rapporto classe dirigente: abbassare spread della sintonia con il Paese

Rapporto classe dirigente: abbassare spread della sintonia con il Paese

(ASCA) - Roma, 22 mag - Abbassare ''lo spread della sintonia'' con il paese: ascoltare i cittadini, imprese e territori, favorire la crescita e lo sviluppo locale. Questa la ricetta contro la crisi di rappresentanza contenuta nel settino rapporto sulla classe dirigente, realizzato dall'Associazione Management Club (AMC) unitamente a LUISS Guido Carli e Fondirigenti, presentato oggi a Roma. Il rapporto ha continuato a presidiare un duplice aspetto: quello della debolezza delle elite, che si manifesta, non da oggi, in ogni ambito e livello e non solo nella politica, nonche' quello della necessita' di ritrovare una saldatura virtuosa tra Rappresentati e Rappresentanti.

Nel paese crescono le tensioni e l'insoddisfazione che anche nelle recenti elezioni ha portato alla ribalta la logica della orizzontalizzazione, con derive di protesta.

C'e' quindi il rischio di perdere il contatto tra e'lite e rappresentanti e bisogna promuovere una sintonia positiva.

Le tendenze di fondo sulle quali si e' partiti nell'analisi: uno scivolamento verso l'alto della sovranita' nazionale e una deresponsabilizzazione strisciante delle azioni a livello locale; le rappresentanze appaiono ancora fortemente autoreferenziali; si avverte la necessita' di dare maggiore attenzione nei confronti dei temi della crescita rispetto a quelli del rigore. Da qui l'esigenza di esercitare il ruolo della rappresentanza, di saper guardare ''in alto'' e contemporaneamente di saper guardare ''in basso'', interpretando appieno una modalita' di esercizio del ruolo di classe dirigente che aggancia e sostiene le dinamiche in basso per rappresentarle successivamente in alto in tutti i livelli necessari, siano essi nazionali, europei o mondiali.

Secondo il rapporto l'Italia non potra' salvarsi guardando solamente in alto (a Bruxelles). Rivendicare un auspicabile recupero della decisionalita' politica non basta se quel recupero non e' sostenuto da una ristrutturazione radicale dei nostri apparati amministrativi centrali e periferici. Non basta decidere se poi non si possono implementare quelle decisioni.

L'Italia avrebbe bisogno di modernizzare le istituzioni rappresentative e di governo per accrescere la loro efficacia e legittimita'. Come si documenta nel rapporto, la riforma del Titolo V della nostra Costituzione non ha alzato i livelli di auto-governo delle Regioni, piuttosto ha alzato i costi per il loro mantenimento. Anche a livello centrale le cose non vanno bene: bicameralismo simmetrico, rappresentanza parlamentare pletorica, procedure decisionali barocche. In un contesto ad alta integrazione economica e monetaria, l'Italia fatica a promuovere i propri interessi. Fatica a farlo verso l'alto (l'Europa), fatica a farlo al centro (a Roma), fatica a farlo nei territori. Ci vuole una riscossa delle elite diffuse, uno sforzo culturale da parte loro di superare antichi particolarismi e fazionismi, ci vuole un nuovo patto nazionale per rendere il paese piu' efficiente e piu' giusto.

Le elezioni del 24-25 febbraio scorsi hanno consegnato un paese disorientato e arrabbiato. Occorre ridare al paese una visione del futuro.

Sul versante economico, la densita' industriale nelle singole aree ha effetti diretti sulla produttivita' delle imprese stesse. I dati vedono una situazione divaricata tra nord e sud in termini di quantita' e la qualita' delle infrastrutture di informazione e di comunicazione, qualita' delle disposizioni normative, livello e qualita' della tassazione sulle imprese, quantita' e qualita' della Pubblica Amministrazione presente sui territori. A tutto questo si aggiunge poi l'insieme di altre infrastrutture immateriali e in primo luogo le spese di Ricerca e Sviluppo e il livello di istruzione della popolazione che sottolineano ancora una volta il ritardo complessivo dell'Italia rispetto all'Europa e in particolare del Mezzogiorno rispetto al Paese.

Diventa centrale definire le giuste priorita' da parte delle classi dirigenti per quanto riguarda il livello di performance industriale dei diversi territori del Paese. Una strategia per l'attrazione e lo sviluppo delle attivita' industriali, e per il conseguente rilancio della produttivita', passa per un impegno forte delle e'lite e delle classi dirigenti per dotarsi di regole e processi che consentano di investire in infrastrutture, di ridurre il peso della PA e parallelamente il carico fiscale sulle imprese, di ottemperare agli obiettivi della strategia ''Europa 2020'' per il capitale umano da noi stessi sottoscritti. La situazione al Sud appare preoccupante. Non colpisce tanto che la recessione abbia inciso di piu' nelle regioni meridionali, o che queste rischino di perdere occupazione manifatturiera anche nei prossimi anni. Colpisce soprattutto che la quota delle imprese che intraprendono strategie di internazionalizzazione siano il 13% al Sud contro il 26% nel resto d'Italia, o che i giovani con una occupazione siano meno del 30%, circa la meta' che al Nord.

red/rf

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