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pubblicato il 30/mag/2013 18:16

Rai: Libersind Confsal contro gli esodi forzati

(ASCA) - Roma, 30 mag - I sindacati Rai sono stati convocati da Unindustria su mandato della direzione del personale di Viale Mazzini in merito all'avvio della cosiddetta ''seconda fase di esodo'', che prevede, senza incentivazione, l'obbligatorieta' al pensionamento di quanti abbiano gia' maturato i requisiti previsti dalla legge. Tale fase, a dire dell'azienda, si legge in un comunicato di Libersind-Confsal, si rende necessaria ed indifferibile per ridurre il costo del lavoro di circa 60 milioni di euro a regime, a fronte della situazione economica aziendale che marca un ulteriore aggravamento. Al fine di ottenere l'obbligatorieta' di delega, da parte di questi lavoratori, la Rai intenderebbe procedere applicando quanto previsto dalla legge 223 del 1991 sui licenziamenti collettivi, legge alla quale ricorrono le aziende private in stato di crisi.

In alternativa alla effettiva dichiarazione di stato di crisi, la Rai ha proposto alle organizzazioni sindacali un accordo per gestire, sempre nell'ambito di attuazione della legge 223, una applicazione non traumatica che preveda, da una parte la fuoriuscita obbligatoria di circa 140 lavoratori aventi requisiti di pensionamento e dall'altra un parziale reintegro degli organici attraverso il ricorso a selezioni e anticipazioni delle stabilizzazioni dei lavoratori a TD.

Il Libersind Confsal si e' detto contrario e preoccupato da cio' che reputa particolarmente pericoloso, perche' il ricorso alla legge 223/91 non solo lede i diritti individuali delle persone coinvolte, ma anche perche' si tratta di una legge che non e' stata mai applicata in Rai e che potrebbe trasformarsi in uno strumento per accedere, in un prossimo futuro, all'abbattimento dei livelli occupazionali nell'azienda.

red/rf

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