giovedì 08 dicembre | 08:56
pubblicato il 12/dic/2013 17:07

Privatizzazioni: Istituto Leoni-Glocus, no per cassa, creare concorrenza

(ASCA) - Roma, 12 dic - Il governo ha annunciato un piano di privatizzazioni del valore di 10-12 miliardi, che prevede la cessione di quote non di controllo di aziende pubbliche, quotate e non. Sebbene si tratti di un passo positivo nella giusta direzione - l'abbattimento del debito pubblico - si tratta ancora di una manovra troppo timida. In particolare, essa sembra avere natura puramente finanziaria, e non cerca in alcun modo di ottenere il beneficio piu' grande che e' derivabile da una riduzione della partecipazione dello Stato al gioco economico: ossia stimolare la concorrenza e creare un contesto concorrenziale nel quale vi sia piena contendibilita' dei fattori di produzione e delle quote di mercato. E' quanto emerge dal documento ''Privatizzare, cosa, come, perche'?'' elaborato dal think tank Glocus e dall'Istituto Bruno Leoni, presentato oggi a Roma alla presenza, tra gli altri, del vice ministro all'Economia, Stefano Fassina e al presidente della Commissione Attivita' Produttive del Senato, Massimo Mucchetti. Dopo aver fatto un ''censimento'' delle realta' societarie potenzialmente vendibili da parte dello Stato e degli enti locali il rapporto enfatizza l'importanza dell'obiettivo pro-concorrenziale, rispetto al solo dato finanziario, delle privatizzazioni, e propone una serie di linee guida e provvedimenti necessari a garantire piena trasparenza al processo di privatizzazione. In particolare lo studio prende le mosse dal riconoscimento degli errori che, nel passato, sono stati commessi, e che hanno prodotto non solo risultati non ottimali, ma anche un crescente scetticismo nell'opinione pubblica. Per evitare di ripetere gli stessi errori e' necessario - si sottolinea nello studio - che vengano rispettate tre condizioni: 1) l'obiettivo del processo di privatizzazione non deve essere la semplice massimizzazione del gettito, ma lo stimolo alla concorrenza; 2) l'intero processo deve svolgersi in assoluta trasparenza; 3) il ruolo dei principali stakeholder (Governo, Comitato Privatizzazioni, Antitrust, Corte dei Conti) deve essere chiaro e definito fin dall'inizio. In particolare, vanno limitate le decisioni arbitrarie e il ricorso alla trattativa diretta, cosi' come l'individuazione di azionisti preferiti o i tentativi di costruire ''noccioli duri'' a cui affidare la gestione delle aziende post-privatizzazione. Lo studio, infine, offre una serie di spunti concreti relativi sia alle partecipazioni dello Stato centrale sia a quelle degli enti locali, e invita a distinguere il senso delle privatizzazioni da quello delle liberalizzazioni. ''Ridurre il debito ma anche rendere piu' competitiva la nostra economia e piu' efficienti i servizi gestiti dalle societa' pubbliche il cui peso in termini di tariffe e tasse e' divenuto insostenibile - commenta Linda Lanzillotta, Presidente Glocus e Vice Presidente del Senato (Scelta Civica) - Questi devono essere gli obiettivi della nuova fase di privatizzazione che il Governo sta per avviare. Per realizzarli occorrono una strategia chiara e condivisa, una chiara responsabilita' politica in capo al Presidente del Consiglio e una trasparente gestione dei processi da parte della tecnostruttura. I primi passi non sembrano andare in questa direzione. La riflessione promossa da Glocus e IBL vuole tempestivamente focalizzare le questioni chiave perche' vengano affrontate ora, prima di partire, e non ci siano alibi se invece i problemi verranno ignorati o aggirati''.

''Le privatizzazioni sono una parte cruciale di una strategia di liberalizzazione dell'economia - afferma Carlo Stagnaro, Direttore Ricerche e Studi Istituto Bruno Leoni - Non si puo' privatizzare senza liberalizzare, pena la creazione di monopoli privati; ma neppure si puo' liberalizzare senza privatizzare, pena il rischio di cambiare tutto il contesto per non cambiare nessuno degli attori. Di conseguenza, le privatizzazioni devono riguardare la totalita' del capitale delle aziende coinvolte: il governo deve uscire dal business, assumendo in modo piu' pieno una funzione terza e di regolazione. Il piano elaborato dall'esecutivo appare come un tentativo fuori tempo massimo di mantenere botte piena e moglie ubriaca: se davvero si vuole ridurre il debito e rilanciare la crescita, questa e' l'occasione per farlo''.

com/vlm

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