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pubblicato il 21/lug/2015 18:09

Prezzi materie prime sempre più giù, è la fine del "superciclo"

Petrolio -45%, zucchero -40%, tendenza può avere ragioni profonde

Prezzi materie prime sempre più giù, è la fine del "superciclo"

Roma, 21 lug. (askanews) - Dal petrolio alla zucchero, dall'oro al caffè, i prezzi delle materie prime sono insolitamente freddi in questa estate rovente in cui, almeno teoricamente, dovrebbero risultare sostenuti da una ripresa economica che bene o male prosegue. Al contrario le quotazioni hanno continuato a calare, anche dopo il ridursi dei rischi di fuoriuscita della Grecia dall'euro. Uno spauracchio che nei mesi passati era stato spesso additato come "colpevole" della prudenza degli investitori. Venuto meno o ridimensionato questo pretesto, ora la debolezza delle viene in parte giustificata con i rialzi del dollaro e le prospettive di aumento dei tassi ufficiali negli Stati Uniti.

Dato che quasi tutte le materie prime si scambiano in dollari, l'andamento del biglietto verde ha ricadute dirette e immediate sulle "commodities". E almeno per il petrolio, al fattore cambi si è aggiunto l'accordo internazionale sul programma nucleare dell'Iran che in prospettiva consente lo sblocco di ulteriori forniture su un segmento di mercato generalmente ritenuto già sovra approvvigionato.

Eppure queste cause contingenti non sembrano spiegare del tutto le moderazioni dei prezzi. Secondo alcuni analisti a deprimere i corsi potrebbero contribuire i timori di una crescita economica che risulterebbe meno solida del previsto sia in Europa che in Cina. Secondo altri le ragioni sono ancora più profonde: "Sta finendo il superciclo delle materie prime", sentenzia il Financial Times rilevando come l'indice sul comparo di Bloomberg sia ormai calato ai minimi dal 2002. A 96,65 punti il Bloomberg Commodity Index ha perso oltre il 25 per cento negli ultimi 12 mesi, e un 7,33 per cento dall'inizio del 2015.

La debolezza si è estesa ben oltre il tradizionale segmento ciclico del greggio. Sintomatico è l'episodio che in questo avvio di settimana avrebbe, secondo le ricostruzioni di stampa circolate, innescato lo scivolone dell'oro ai mini da 5 anni a questa parte. Da un operatore americano è partito un maxi ordine di vendita eseguito all'apertura della piazza di Shanghai, che ha scatenato un effetto domino con cui nell'arco di pochi minuti è stato venduto l'equivalente di oltre 30 tonnellate del metallo giallo.

E così l'oncia ha infranto al ribasso la soglia psicologica dei 1.100 dollari, con un minimo a 1.080, a livelli che non si vedevano fin dal febbraio del 2010. Dal picco toccato lo scorso gennaio, l'oro ha accumulato un calo di oltre il 15 per cento. Insomma il segmento che tradizionalmente viene considerato un porto sicuro dalla volatilità dei mercati è invece diventato una trappola da evitare.

Nelle ultime ore le quotazioni del petrolio hanno mostrato tentativi di stabilizzazione dopo i ribassi delle passate sedute, con il Brent, il greggio di riferimenti del mare del Nord, in leggero recupero, 40 cents in più rispetto alla chiusura di venerdì a 57,05 dollari. Sul New York Mercantile Exchange il barile di West Texas Intermediate guadagna 68 cents a 50,83, ma dopo aver toccato un minimo sotto quota 50. Ma anche se restassero ai livelli attuali, luglio segnerebbe il maggior ribasso mensile delle quotazioni da oltre quattro mesi. E rispetto a 12 mesi fa l'oro nero ha perso oltre il 45 per cento.

L'indebolimento è comunque generalizzato. Il prezzo del grano ha perso oltre il 13 per cento nell'ultimo anno, lo zucchero ha ceduto un pesantissimo 40 per cento, il caffè (qualità arabica) quasi un 32 per cento negli ultimi 12 mesi, il cotone oltre l'11 per cento. Il maiale, la carne più consumata dai cinesi, ha visto il prezzo cadere di oltre il 18 per cento nell'ultimo anno, mentre il manzo ha mostrato una maggiore stabilità. In controtendenza il cacao, che complici i raccolti deludenti ha guadagnato il 9 per cento con una forte accelerazione a partire dallo scorso aprile.

Non sarebbe solo il petrolio ad avere una situazione di eccesso di offerta. Tutte le materie prime si troverebbero in condizioni simili, dopo che ai prezzi elevati degli anni passati i produttori hanno reagito aumentando la produzione. Ora ci sono troppe merci e sui prezzi si assiste all'ondata di ritorno, con molti fondi di investimenti che si defilano dal comparto.

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