venerdì 20 gennaio | 07:21
pubblicato il 26/nov/2014 20:08

Piano investimenti Ue, pochi "soldi veri", ma Juncker convince

Ok dai gruppi che sostegnono coalizione, possibilisti Verdi ed Ecr

Piano investimenti Ue, pochi "soldi veri", ma Juncker convince

Strasburgo, 26 nov. (askanews) - E' andato meglio del previsto il lancio del piano di investimenti da 315 miliardi di euro che il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha presentato oggi al Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo. Il presidente della Commissione ha incassato piuttosto facilmente il plauso all'iniziativa da parte dei tre alleati di coalizione: dal capogruppo del Ppe Manfred Weber (e non era scontato, viste alcuni elementi di flessibilità certo non apprezzati dai tedeschi), da Gianni Pittella, leader dei Socialisti e Democratici (che sono diventati i più convinti sostenitori di Juncker) e dai Liberaldemocratici di Guy Verhofstadt.

Ma positiva è stata anche la reazione del gruppo conservatore Ecr, spesso vicino alla City di Londra e interessato alle nuove opportunità finanziarie. Persino i Verdi, molto critici sulla destinazione degli investimenti, che temono vadano alle solite infrastrutture controverse, come la Torino-Lione (invece che ai programmi ambientali e alla transizione energetica) hanno comunque considerato le proposte di Juncker "un importante passo nella giusta direzione", perché indica una svolta rispetto alle "devastanti politiche dell'austerità". L'opposizione vera, dura e pura, alla fine è venuta solo dalla sinistra radicale del Gue (Gauche unitaire européenne), dal gruppo euroscettico Efdd, inclusa la sua componente italiana del M5s, e dall'estrema destra. Parlando a nome della presidenza di turno del Consiglio Ue, anche il ministro italiano dell'Economia, Pier Carlo Padoan, durante il dibattito di Strasburgo, ha salutato l'iniziativa, osservando che "potrà svolgere un ruolo decisivo per dare impulso alla crescita nell'Ue" e sottolineando che rappresenta "una svolta nella politica economica e quindi nella capacità dell'Europa di tornare a produrre crescita e lavoro".

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