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pubblicato il 12/nov/2013 14:29

Piaggio Aero: su asse proprietario India-EAU resta 'bandierina' italiana

Piaggio Aero: su asse proprietario India-EAU resta 'bandierina' italiana

(ASCA) - Roma, 12 nov - A guardar bene la 'notizia nella notizia' della ricapitalizzazione di Piaggio Aero per 190 milioni di euro, appena conclusasi, e' che i soci italiani, Pietro Ferrari e Jose Di Mase, restano. La conferma e' invece che l'asse indiano-emiratino, gia' massicciamente presente, si porta di fatto a casa la storica azienda aeronautica (Tata al 44,5% e Mubadala al 41%), l'unica privata italiana di peso rimasta nello scenario avio business-difesa, nata con la scelta fatta nel 1884 da Rinaldo Piaggio che, dopo i primi passi imprenditoriali nel settore dell'arredo navale, decise di dedicarsi prima all'industria ferroviaria e poi, dal 1915, alla costruzione di motori aeronautici, e specificatamente di motori per aerei. Una storia industriale che e' stata a lungo tutta e solo italiana: nel dopoguerra i due figli di Rinaldo Piaggio, Enrico (i cui investimenti si sarebbero poi rivolti alla ''Vespa'') e Armando, raccolsero la sfida della ricostruzione degli impianti distrutti dal conflitto e nel 1966 l'azienda si divise in due settori: ''Vespa'' ed aeronautica, con la produzione di aerei, motori e componenti strutturali. Nel 1998, una cordata di imprenditori guidata da Piero Ferrari (figlio del Drake e vice Presidente di Ferrari S.p.A.) e Jose' Di Mase, rileva gli assets delle industrie meccaniche e aeronautiche Rinaldo Piaggio dando cosi' vita all'attuale Piaggio Aero Industries. Azienda italiana ed eccellenza dell'ingegneria tricolore dunque, sin dall'inizio, capace di rinascere dalle ceneri della guerra e di innovare in un settore vincente. Fino al quasi epilogo dell'italianita' di questi giorni, scongiurato almeno nella forma. Del definitivo, possibile, abbandono della gia' ridotta componente proprietaria nazionale si parlava fin dal giorno dopo il varo dell'aumento di capitale da parte dell'assemblea degli azionisti, lo scorso settembre, ed anche prima. Alla fine pero' la 'bandierina' italiana su Piaggio Aero e' rimasta alzata, per ragioni diverse e con motivazioni anche connesse al mancato incontro venditore-acquirente. L'interesse dall'estero per l'azienda ligure c'era, a cominciare dagli svedesi di Saab, che non hanno evidentemente raggiunto un accordo per acquisire quote. Di certo c'e' che la scalata dei due soci forti, gli indiani di Tata e la societa' di investimenti del governo di Abu Dhabi, Mubadala, conferma come Piaggio Aero, alle prese con le difficolta' di un settore come quello dell'aviazione d'affari e dunque con un calo degli ordini del suo turboprop, quel P.180 Avanti dal grande comfort accompagnato da prestazioni simili a quelle di un jet, possa essere ancora attore importante rivolgendosi sempre piu' al mercato asiatico, far east e Cina. E come, soprattutto nelle intenzioni di Mubadala, il focus sia sui mercati arabi ed in primis rivolto al P.1HH HammerHead, aereo a pilotaggio remoto, macchina perfetta per uno scacchiere, quello del Golfo, dove gli unmanned sono divenuti per evidenti ragioni geopolitiche bene primario per ogni azione di prevenzione e difesa di interessi miliardari come sono i ricchi giacimenti petroliferi dell'area. Definito allora l'assetto, ecco trasparire un piano industriale che, partendo sempre dall'idea vincente del P.180 (velivolo d'eccellenza anche per le radiomisure), potrebbe passare per il suo sviluppo futuro con il programma P.1XX, per l'aereo in versione pattugliatore marittimo e ovviamente per l'HammerHead, oggetto di grande interesse internazionale nell'ultimo salone di Le Bourget. Da segnalare, nel futuro di Piaggio Aero, anche un possibile focus Cina: a proposito del P.1XX, i sindacati nell'incertezza che ha accompagnato il processo di ricapitalizzazione, hanno infatti segnalato come per il nuovo aereo targato Piaggio, che nella fase progettuale ha gia' visto investiti ingenti fondi, il passaggio alla realta' produttiva potesse essere realizzato in una sorta di ''outsorcing'' con un partner cinese, ''mettendo a rischio'' gli stabilimenti liguri ed in particolare Sestri Ponente. Ipotesi ovviamente da verificare. gbt

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