lunedì 16 gennaio | 21:20
pubblicato il 26/set/2016 19:56

Philip Morris, nel Bolognese uno stabilimento al lavoro H24

Investiti 500 milioni di euro per produrre ricariche di tabacco

Philip Morris, nel Bolognese uno stabilimento al lavoro H24

Valsamoggia (Bologna), (askanews) - Un'area di circa 310 mila metri quadri, pari a oltre 40 campi da calcio regolamentari. Con laboratori d'analisi, catena di produzione, depositi, logistica e un ristorante-mensa aperto tutto il giorno. Qui, alle porte di Bologna, sorge il nuovo stabilimento della Philip Morris. Per realizzarlo a tempo di record, in meno di due anni, la multinazionale americana ha investito circa 500 milioni, come ha ricordato Francesco Luti, responsabile della comunicazione di Philip Morris Italia. "Abbiamo annunciato questo investimento nel 2014. La costruzione di questa fabbrica è cominciata venti mesi fa e ci eravamo dati due anni di tempo per concludere. Siamo in anticipo di quattro mesi. "Questo è il primo stabilimento al mondo di Philip Morris per la produzione di prodotto a potenziale rischio ridotto. Servirà tutto il mondo, quindi l'Italia, il Giappone e altri otto Paesi che stanno già commercializzando iQos e nei prossimi mesi fornirà il materiale HeatStick per tutto il resto del mondo".

Una volta a regime, dallo stabilimento di Valsamoggia e dall'impianto pilota di Zola Predosa usciranno 30 miliardi di HeatStick per iQos, le ricariche di tabacco per i prodotti a potenziale rischio ridotto. Per questo sono già al lavoro da settimane oltre 300 persone.

Altro motivo d'orgoglio, per gli imprenditori e gli amministratori locali, è la firma del contratto integrativo siglato dalla Philip Morris con le Rsu aziendali che prevede - tra le altre cose - la stabilizzazione di nuovi lavoratori e un premio annuo di risultato fino a 1.800 euro. In cambio, Philip Morris ha ottenuto il via libera per la produzione a ciclo continuo, con turni sulle 24 ore.

Il segretario generale della Cisl Emilia-Romagna, Giorgio Graziani: "Il ciclo continuo, lavorare 7 giorni su 7, è vero che è un sacrificio ma nello stesso tempo è vero che quell'investimento ha un mercato su cui giocare il proprio futuro e le proprie prospettive. I lavoratori hanno capito in termini responsabili e soprattutto i sindacalisti di quella fabbrica hanno capito e lavorato per costruire a fianco ad un sacrificio una condizione di risposta sul welfare integrativo. Servizi in più per i lavoratori".

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