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pubblicato il 04/nov/2014 20:11

Petrolio, precipita a 76 dollari il prezzo dell'oro nero

Dopo la decisione dell'Arabia Saudita di tagliare i listini

Petrolio, precipita a 76 dollari il prezzo dell'oro nero

Roma, 4 nov. (askanews) - La soglia dei 100 dollari al barile sembra un lontano ricordo mentre le quotazioni del petrolio precipitano a 76 dollari. In appena tre mesi il prezzo dell'oro nero è sceso di 31 dollari. Il future sul WTI oggi accusa una contrazione di quasi il 3%. L'ultima spallata alle quotazioni arriva dall'Arabia Saudita. La compagnia Aramco ieri ha annunciato una nuova sforbiciata ai listini dell'Arab Light destinato al mercato americano.

La decisione saudita sembra mirata a colpire i produttori americani che grazie all'estrazione di greggio dalle sabbie bituminose in Texas e North Dakota hanno alzato la produzione oltre gli 8,5 milioni di barili al giorno, il livello più elevato da quasi trent'anni.

I principali produttori Opec non sembrano voler mantenere i prezzi tagliando la produzione provocando frizioni anche all'interno del cartello. Il Venezuela ha già annunciato che al prossimo meeting Opec in calendario il 27 novembre intende contrastare la politica dell'Opec di aumentare la produzione e conseguente calo delle quotazioni.

La repentina flessione delle quotazioni del greggio è alimentata da un generale aumento della produzione. Anche la Russia sta progressivamente portando i ratei verso i massimi storici di fine anni '80. Al tempo stesso la domanda di petrolio rallenta quale riflesso della frenata del tasso di espansione dell'economia globale. Il risultato è che occorre tornare a metà del 2009 in piena crisi finanziaria per ritrovare il Wti sotto quota 80 dollari.

Secondo alcuni analisti se il greggio riuscirà a mantenersi intorno agli 80 dollari sarà positivo per i produttori che possono assicurarsi buoni margini e anche per l'econimia nel complesso. Nei giorni scorsi JP Morgan Chase ha rivisto al rialzo le stime per le compagnie di trasporto aereo ipotizzando un risparmio di circa 4 miliardi di dollari per le spese di carburante.

Se il prezzo dovesse scendere a 70 dollari al barile lo scenario cambierebbe radicalmente, in particolare per gli Stati Uniti con la prospettiva di perdere di nuovo l'indipendenza energetica.

Intanto la brusca caduta del greggio si riflette sui titoli energetici sui mercati azionari. A Londra BP oggi ha lasciato sul terreno oltre il 3%, Tullow Oil accusa uno scivolone del 5%. A Parigi Total ha chiuso in flessione del 3,75%, Eni a Piazza Affari cede il 3,50%. Limitano i danni i colossi a stelle e strisce. Exxon Mobil arretra dell'1% mentre Crevron perde un punto e mezzo percentuale.

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