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pubblicato il 29/set/2016 17:59

Petrolio consolida rialzi dopo svolta Opec, Brent sopra 49 dollari

Mosca plaude alla decisione ma per ora non si impegna a tagliare

Petrolio consolida rialzi dopo svolta Opec, Brent sopra 49 dollari

Roma, 29 set. (askanews) - Riparte con moderazione la ripresa dei prezzi del petrolio, dopo la fiammata innescata ieri dalla mossa a sorpresa dell'Opec, che ieri, al termine di un vertice informale in Algeria, su cui ormai le attese di qualcosa di tangibile si erano diradate, ha annunciato un taglio alla futura produzione. Un provvedimento contro l'eccesso di offerta che da due anni zavorra le quotazioni, ma che appunto già nella sua concreta definizione è rinviato di oltre due mesi, al vertice formale che si terrà il 30 novembre.

E la mossa non è nemmeno chiaramente valutabile nella sua portata quantitativa. L'Opec ha fatto cifre che implicano una stretta complessiva dell'offerta di 700-800 mila barili al giorno rispetto ai livelli attuali. Con cui il livello di export del cartello si ridurrebbe a 32,5-33 milioni di barili al giorno. Tuttavia secondo alcune analisi indipendenti il livello effettivo della produzione Opec è già inferiore a questa soglia, o molto vicino.

E soprattutto resta da discutere l'insidiosa distribuzione del taglio tra i Paesi del cartello. Dopo una mattinata di limature, dovute forse a prese di profitti, nel pomeriggio il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord ha ripreso slancio e guadagna 58 cents a quota 49,27 dollari. Il West Texas Intermediate segna più 79 cents a 47,84 dollari.

L'effetto più immediato dell'inattesa decisione dell'Opec potrebbe essere quello di rendere più cauti gli investitori nello spingersi in scommesse ribassiste sull'oro nero. Specialmente se nelle settimane che seguiranno si dovessero moltiplicare i segnali di un orientamento favorevole sia sul ruolo dell'Iran, che difende il suo diritto a riportare l'offerta ai livelli precedenti alle sanzioni internazionali, sia su quello della Russia e di altri esportatori non allineati.

Per ora la sponda moscovita non si vede granché. Il ministro del petrolio russo Alexander Novak ha escluso tagli all'offerta. Ma ha anche definito "molto positiva" la scelta dell'Opec.

In ogni caso la stretta ai rubinetti (per ora solo annunciata, va ribadito) è la prima dal 2008 e mostra una qualche rinnovata vitalità del cartello. E forse un crescente disagio del Paese capofila, l'Arabia Saudita, a mantenere la linea di eccesso di offerta che ha fatto collassare i prezzi. Secondo molti con il malcelato obiettivo di ottenere in un colpo solo sia di fare lo sgambetto all'Iran, il rivale storico nel suo rientro sul mercato, sia le nuove produzioni del Nord America basate su sabbie bituminose e frattemtazione idrolitica. Ma anche questi neo concorrenti non sono stati falcidiati come forse si sperava e nel caso in cui le quotazioni dovessero risalire potrebbero ritornare in gioco.

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