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pubblicato il 11/set/2015 13:26

Petrolio, Arabia Saudita è riuscita a fermare lo shale Usa

Aie: in 2016 previsto peggior tonfo produzione non-Opec da 23 anni

Petrolio, Arabia Saudita è riuscita a fermare lo shale Usa

Roma, 11 set. (askanews) - Il piano dell'Arabia Saudita per mettere fuori mercato lo shale oil americano sembra stia funzionando. Lo certifica l'Agenzia Internazionale dell'Energia nel suo rapporto mensile di settembre in cui prevede un calo di ben 400.000 barili al giorno per la produzione shale Usa nel 2016.

Questo dato contribuisce in modo determinante alla flessione della produzione non-Opec stimata per l'anno prossimo in calo di 500.000 barili al giorno che rappresenta la picchiata piu' ripida da oltre vent'anni a questa parte. Per trovare un tonfo del genere bisogna infatti tornare indietro al 1992 quando la produzione non controllata dal cartello petrolifero scese di 1 milione di barili, in coincidenza con il crollo del blocco sovietico.

"La strategia dell'Opec ispirata dall'Arabia Saudita per difendere la propria quota di mercato a qualsiasi livello di prezzo sembra stia ottenetendo l'effetto voluto di mettere fuori mercato le produzioni più costose ed inefficienti" si legge nel rapporto.

L'Agenzia certifica che la decisione del cartello di non tagliare il suo output nonostante la flessione della domanda ed il conseguente "crollo dei prezzi del petrolio sta fermando le produzioni ad alto costo da Eagle Ford in Texas, alla Russia fino al Mare del Nord".

La coda dei forti investimenti già effettuati porterà comunque ad una crescita della produzione shale Usa di ulteriori 500mila bpd nel 2015, dopo il record di 1,7 milioni di barili al giorno toccato nel 2014. Ma l'anno prossimo l'Aie vede una brusca retromarcia di 400.000 barili legata al fatto che i giacimenti esauriti vengono chiusi e gli investimenti in quelli nuovi man mano fermati.

Uno studio della stessa Iea di un anno fa calcolava che solo il 4% dello shale Usa aveva bisogno di prezzi oltre gli 80$ per arrivare al break-even mentre per la maggior parte era sufficiente un barile sopra i 50 dollari per essere economicamente sfruttabile. Calcoli però, come hanno sottolineato diversi analisti, difficili da fare il linea generale visto che andrebbe considerata anche la struttura finanziaria che supporta gli investimenti nei giacimenti.

Una cosa è certa, con il Brent a 47 dollari e il Wti a 44 nessuna banca finanzierà imprese attive nello shale mentre i giacimenti più economici dovranno lavorare a pieno ritmo visto che i prezzi bassi stanno sostenendo la domanda.

L'Aie prevede un balzo di 1,7 milioni di barili al giorno della richiesta di petrolio che arriverà a 94,4 milioni di barili al giorno nel 2015 per poi aumentare di altri 1,4 milioni di barili nel 2016. Da tenere in considerazione anche l'effetto della fine delle sanzioni all'Iran che potrebbe portare ad un aumento del contributo del Paese che attualmente produce circa 3,1 milioni di barili al giorno.

L'anno prossimo, prevede l'Agenzia, la produzione Opec salirà di 1,6 milioni di barili al giorno coprendo quindi tutto l'aumento della domanda globale e parte della flessione dell'offerta non-Opec.

La strategia dell'Arabia Saudita non è stata comunque indolore anche per molti membri del cartello. Il petrolio così a buon mercato ha mandato in deficit tutti i conti pubblici dei componenti dell'Opec. Secondo un calcolo del Wall Street Journal, per pareggiare il budget 2015 Algeria ed Iran, ad esempio, avrebbero bisogno di un barile a ben 130 dollari. La stessa Arabia Saudita avrebbe bisogno di vendere greggio a 90 dollari al barile. Finirebbero con questi prezzi in deficit anche i Paesi più prudenti del cartello, Qatar e Kuwait, ai quali servirebbero rispettivamente prezzi di 65 e di 54 dollari al barile per chiudere il budget in pareggio.

Ma questo non fermerà Riyad, secondo l'Agenzia Internazionale dell'Energia, che "difficilmente farà marcia indietro sulla strategia che ha imposto all'Opec". Infatti, nonostante le recenti flessioni dell'output "ha spinto la produzione oltre la soglia dei 10 milioni di barili al giorno per sei mesi consecutivi. E questo vuol dire che non ha nessuna intenzione di fermarsi".

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