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pubblicato il 14/dic/2015 10:58

Petrolio ai minimi da 7 anni, si moltiplicano profezie ribassiste

Eccesso di offerta, Opec divisa e mercoledì Fed decide su tassi

Petrolio ai minimi da 7 anni, si moltiplicano profezie ribassiste

Roma, 14 dic. (askanews) - Il petrolio inizia la settimana con lo stesso orientamento con cui ha chiuso quella passata: al ribasso. E dopo aver accumulato flessioni di quasi il 10 per cento nelle precedenti sedute, il barile segna ulteriori indebolimenti con il Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord che cede 51 cents, a 37,42 dollari. Venerdì scorso il Brent era sceso sotto 1uota 38 dollari per la prima volta dal 2008.

Nel frattempo, negli scambi dell'after hours il barile di West Texas Intermediate cede 33 cents a 35,29 dollari. L'abbattimento delle quotazioni è sempre legato all'eccesso di offerta che pervade i mercati.

Una situazione che non si è minimamente risolta con l'ultimo vertice dell'Opec, al quale i Paesi esportatori sono nuovamente apparsi divisi e incapaci di dotarsi di una strategia comune volta a contrastare la debolezza dei prezzi. Nel frattempo l'agenzia internazionale per l'energia ha confermato le previsioni di rallentamento della crescita della domanda globale sul 2016.

E nel frattempo si moltiplicano le analisi che pronosticano ulteriori cadute, o quantomeno un protrarsi della debolezza con parallelismi con la metà degli anni '90 del secolo scorso quando il barile finì a quota 10 dollari. Tuttavia non si tratta di previsioni pacifiche, ad esempio sempre l'Agenzia internazionale per l'energia si attende una progressiva e lenta ripresa fino ad attorno 80 dollari nel 2020.

Altri vedono il quadro attuale come una turbolenta fase di passaggio. Ad esempio secondo il finanziere Carl ICahn la situaizone "dovrà peggiorare ancora prima che possa migliorare".

Una ulteriore dose di volatilità è legata all'imminente decisione della Federal Reserve: mercoledì 16 dicembre la Banca centrale americana potrebbe annunciare il primo rialzo dei tassi da 10 anni a questa perte. Una mossa che potenzialmente sostiene la valuta di riferimento, mentre tutte le materie prime si commerciano in dollari e tendono ad aggiustarsi alle fluttuazioni dei cambi.

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