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pubblicato il 24/ott/2011 17:43

Pensioni/ Quota 100 e vecchiaia a 67 anni, no Lega e sindacati

Fonti Governo: il problema non è tecnico, ma solo politico

Pensioni/ Quota 100 e vecchiaia a 67 anni, no Lega e sindacati

Roma, 24 ott. (askanews) - Per chi ha 40 anni di contributi uscita dal lavoro non prima dei 60 anni, 65 per chi ha almeno 35 anni di versamenti (la cosiddetta 'quota 100'); anticipazione al 1 gennaio prossimo delle norme con le quali si aggancia l'età pensionabile alle aspettative di vita, il cui primo adeguamento è in programma nel 2013; età per l'assegno di vecchiaia fissata a 67 anni sia nel settore pubblico che nel privato (che sarebbe comunque garantita gradualmente grazie ai meccanismi, già in vigore, delle finestre e dell'adeguamento automatico alle aspettative di vita). Sono queste, confermano fonti di governo, le misure in tema di pensioni allo studio del Tesoro e che, Lega Nord permettendo, dovrebbero andare stasera all'esame del consiglio dei ministri. Le stesse fonti riferiscono che "il problema non riguarda le ipotesi tecniche" alla base della nuova riforma sulle pensioni, su cui "l'Inps sta da tempo effettuando le simulazioni" per stabilire l'entità dei risparmi. Il tema è "esclusivamente politico", cioè riguarda il rapporto con la Lega e, dunque, la possibilità o meno che il Governo possa andare avanti. Negli ambienti di governo in quota Pdl si spera in una scelta del Cdm nella direzione delle richieste avanzate da Bruxelles. "E' bene che si vada a una decisione - spiegano - altrimenti sarebbe stato meglio non convocare il Cdm. Si deve spingere affinchè si decida per una riforma delle pensioni. Non si può continuare a ragionare con criteri vecchi rispetto alla situazione attuale". Sul tavolo potrebbero finire anche altre ipotesi, a partire da una stretta sulle pensioni di reversibilità con la penalizzazione di chi prende l'assegno per lungo tempo al contributo di solidarietà per le baby-pensioni. Le reazioni sulle misure allo studio del Governo sono negative soprattutto tra i sindacati. "Vogliamo denunciare l'inaccettabile processo di mistificazione che accompagna la questione previdenziale - commenta il segretario confederale della Cgil, Nicola Nicolosi - i dati dimostrano come l'età pensionabile in Italia sia più alta al cospetto degli altri paesi. E allora se il disegno di Berlusconi è costringere milioni di cittadini a passare direttamente dal lavoro alla tomba, l'urlo di ribellione diventa assolutamente necessario". La Uil si dice "contraria a interventi sul sistema previdenziale volti a fare cassa" perchè "il nostro sistema pensionistico è sostenibile". Per il leader dell'Ugl, Giovanni Centrella, è "un grande sacrificio. Tuttavia se serve per salvare l'Italia può essere accettato". Italiafutura, la fondazione promossa da Luca Cordero di Montezemolo, sollecita invece una "riforma seria e profonda delle pensioni. Se dal consiglio dei ministri di oggi non usciranno provvedimenti incisivi, l'unica via d'uscita per l'Italia saranno le dimissioni immediate del presidente del Consiglio". E per il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, il problema sono le pensioni di anzianità, "un unicum che ha l'Italia nel resto del panorama europeo e sul quale da molto tempo si discute".

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