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pubblicato il 23/gen/2013 15:09

Pensioni: il 25% dei lavoratori pensa che lascera' lavoro dopo 70 anni

Pensioni: il 25% dei lavoratori pensa che lascera' lavoro dopo 70 anni

+++Studio Censis: poca conoscenza della previdenza complementare. Fornero: ''Nessuna incertezza su sostenibilita'''+++.

(ASCA) - Roma, 23 gen - Solo il 23,5% dei lavoratori italiani ritiene che andra' in pensione all'eta' desiderata. Il 25% dei lavoratori pensa che andra' in pensione dopo i 70 anni.

Ne e' convinto il 25,7% degli occupati maschi e il 23,6% delle donne, il 34% dei lavoratori autonomi, il 23,4% dei dipendenti privati e il 14,5% degli impiegati pubblici.

Questi sono i principali risultati della ricerca ''Promuovere la previdenza complementare come strumento efficace per una longevita' serena'', realizzata dal Censis per la Covip.

Pensa che andra' in pensione tra i 67 e i 69 anni il 18,2% dei lavoratori: il 19,9% tra i maschi e il 16,4% tra le donne. Ma solo il 5,2% dei lavoratori maschi e il 3,4% delle donne vorrebbero andare in pensione dopo i 70 anni. Il 31,2% desidererebbe andare in pensione addirittura prima dei 60 anni (il 25,9% dei maschi e il 37,5% delle donne), il 46% tra 60 e 63 anni (il 46,5% dei maschi e il 45,6% delle donne) e solo il 10% degli autonomi vorrebbe andare in pensione dopo i 70 anni, cosi' come il 2,5% dei dipendenti privati e il 2,1% degli impiegati pubblici. Voglia di fuggire dal proprio lavoro e voglia di longevita' attiva si saldano nel generare un'insoddisfazione diffusa rispetto al prolungamento dell'eta' pensionabile. La pensione e' stata a lungo percepita dagli italiani come un'opportunita' per fare finalmente altro, lo strumento per spezzare la rigidita' della vita lavorativa. Adesso nella percezione collettiva queste convinzioni non ci sono piu'.

Non ci sono preclusioni ideologiche rispetto alla previdenza complementare, visto che il 42% dei lavoratori considera il sistema previdenziale misto, fatto di pubblico (pensione di base) e privato (pensione complementare), come il piu' sicuro. Il 40% ritiene invece piu' affidabile il sistema pubblico, il 18% quello privato. La quota di lavoratori che vede nel sistema misto il modello piu' sicuro e' maggiore tra gli autonomi (il 47%), piuttosto che tra gli impiegati pubblici (32%). Il sistema pubblico, spiega il Censis, e' quello preferito dai dipendenti pubblici, mentre il privato puro trova l'accordo di una quota molto piu' elevata tra gli autonomi. Ma la conoscenza della previdenza complementare e' scarsa: sono 16 milioni i lavoratori che non hanno idea di come funzioni. Tra i motivi della scelta di non aderire alla previdenza complementare, prosegue l'indagine del Censis, il 41% dichiara di non poterselo permettere, il 28% non si fida di questi strumenti, il 19% si ritiene troppo giovane per pensare alla pensione, il 9% preferisce lasciare il Tfr in azienda. Particolarmente bassa e' la fiducia dei lavoratori autonomi, tra i quali il 35% dichiara di non aderire perche' non si fida degli strumenti di previdenza complementare, percentuale che scende al 26,5% tra i dipendenti pubblici e al 26,3% tra quelli privati. Oltre al fattore economico, quindi, la scarsa diffusione della previdenza complementare dipende dalle voragini informative e dalla ridotta fiducia nei soggetti che attualmente offrono gli strumenti di previdenza complementare. ''Incertezze sulla sostenibilita' e solidita' finanziaria del sistema pubblico di previdenza non hanno ragione di essere. Il trasferimento di Inpdap a Inps non ha creato incertezze di nessuna natura''. Lo ha affermato il ministro del Lavoro, Elsa Fornero.

''Il sistema pubblico e' solido - ha proseguito Fornero - perche' e' basato sulla gestione con il sistema contributivo che non scarica oneri su altri''. ''Non vuol dire che abbiamo eliminato ogni tipo di rischio - ha ammonito il ministro -.

Se il sistema non cresce i contributi sono capitalizzati ad un tasso basso se non negativo. Questo crea un rischio di adeguatezza. Se l'economia non cresce, non possiamo fare buone pensioni''. red/int

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