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pubblicato il 09/mag/2013 16:01

Pagamenti commerciali: Cribis D&B, raddoppiano ritardi sopra i 30 giorni

(ASCA) - Roma, 9 mag - Nel 2012 in Italia si conferma il trend negativo nello scenario dei pagamenti commerciali: si allungano i tempi di pagamento concordati con i clienti, calano i buoni pagatori e aumenta la percentuale delle imprese che saldano le fatture con ritardi superiori ai 30 giorni. Al 31 dicembre dello scorso anno, infatti, solo il 44,3% delle imprese italiane risultava aver saldato alla scadenza concordata i propri partner commerciali, 1,4 punti percentuali in meno rispetto al 2011, ben lontano dai valori rilevati prima dell'inizio della crisi economica (50,8% nel 2007). Ma a colpire maggiormente l'attenzione sono i ritardi oltre i 30 giorni, tornati ad aumentare nel 2012, fino a raggiungere il 10,5% del totale (erano il 5,50% solamente 2 anni fa). E' quanto si evince dallo Studio Pagamenti 2013, presentato oggi a Milano da CRIBIS D&B, la societa' del Gruppo CRIF specializzata nelle business information, che ha analizzato i comportamenti di pagamento delle imprese italiane e di altri 20 Paesi nel mondo (Stati Uniti, Canada, Messico, Cina, Taiwan, Hong Kong, Belgio, Olanda, Germania, Francia, Regno Unito, Spagna, Portogallo, Polonia, Slovenia Ungheria, Repubblica Ceca, Finlandia, Danimarca e Turchia).

Nel dettaglio, a fronte di una quota pari al 44,3% di imprese puntuali, il 45,2% ha pagato con un ritardo inferiore a 30 giorni medi mentre il 4,9% del totale ha saldato le fatture tra i 30 e i 60 giorni dopo la scadenza concordata.

Relativamente alle classi di ritardo piu' consistenti, il 2,9% delle imprese italiane ha onorato gli impegni commerciali tra i 60 e i 90 giorni oltre i termini contrattuali, l'1,7% tra i 90 e i 120 giorni, l'1% oltre i 120Nel confronto con le principali realta' Europee, per quanto riguarda il pagamento alla scadenza l'Italia e' lontana dalle nazioni piu' virtuose come la Danimarca (la piu' virtuosa in assoluto a livello Europeo con l'83,3% di pagatori regolari) e la Germania (78,8%).

Ma e' soprattutto analizzando i ritardi oltre i 30 giorni che le nostre imprese mostrano la situazione piu' critica: peggio solo 4 paesi, cioe' Portogallo (23,9%), Polonia (18,5%), Turchia (16,8%) e la Spagna (14,5%), mentre si collocano meglio tutte le grandi economie europee come Regno Unito, Francia e Germania. ''Le dinamiche che abbiamo registrato nel nostro Studio sono spiegate da 3 elementi che in questi ultimi anni stanno caratterizzando la vita delle imprese - commenta Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B -. Prima di tutto continua il processo di istituzionalizzazione dei ritardi dei pagamenti, cioe' la trasformazione dei ritardi in termini contrattuali: le imprese non vogliono perdere clienti e fatturato e quindi concedono qualcosa nei termini di pagamento. A questo riguardo, da alcune nostre ricerche emerge che Il 73,5% delle imprese e' disponibile a concedere dilazioni di pagamento mentre l'88% degli operatori ha notato negli ultimi 12 mesi un incremento delle richieste di allungamento dei termini di pagamento da parte dei propri clienti. Il secondo elemento, e forse il piu' grave, e' rappresentato dalla polarizzazione dei comportamenti: alcune imprese non riescono piu' a stare sul mercato e ritardano oltre modo il saldo delle fatture. Basti pensare all'andamento dei fallimenti, aumentati del 65% rispetto al 1* trimestre 2009, con quasi 40 imprese fallite al giorno, o al fatto che le imprese dichiarano che oltre il 63% degli insoluti gravi proviene da clienti con anzianita' di fornitura superiore ai 3 anni. Aumentano anche le perdite sui crediti, che per quasi il 18% delle imprese sono superiori al 4% del fatturato. Il terzo elemento e' l'unico positivo, anche se non a costo zero. Negli ultimi anni le imprese italiane hanno messo sempre piu' la gestione dei pagamenti al centro della propria gestione finanziaria, come uno dei fattori decisivi per rimanere sul mercato''. red/rf

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