mercoledì 07 dicembre | 12:36
pubblicato il 30/apr/2014 20:13

P.A.: Cida, no a tetti e si' a misurare performance dirigenti

(ASCA) - Roma, 30 apr 2014 - ''Le misure annunciate dal Governo per la riforma della Pubblica Amministrazione contengono novita' interessanti e una grave contraddizione''.

E' questo il giudizio di Silvestre Bertolini, presidente di CIDA - Manager e Alte Professionalita' per l'Italia, il soggetto che rappresenta unitariamente a livello istituzionale dirigenti, quadri e alte professionalita' del pubblico e del privato sulle riforme discusse oggi dal Consiglio dei Ministri.

''Le novita' interessanti riguardano l'introduzione di meccanismi di retribuzione variabile che tengano conto delle performances'' precisa Bertolini. ''Da sempre la CIDA sostiene che il dirigente vada retribuito sulla base del merito e non dei criteri clientelari o peggio, di appartenenze politiche. Questi criteri devono essere oggettivi, preventivamente concordati e verificabili dallo stesso dirigente. C'e' da osservare tuttavia che per alcune categorie riferite alle alte professionalita' si dovra' tener conto di particolari peculiarita'. Ad esempio, nel caso dei medici, la retribuzione variabile deve essere correlata ai successi ottenuti in campo clinico e non legata alla diminuzione dei costi di gestione che invece dovra' essere oggetto di valutazione del manager dell'Unita' Sanitaria Locale''.

Per il presidente CIDA ''un altro aspetto interessante e' sicuramente l'intenzione di introdurre la staffetta generazionale, consentendo l'uscita dei lavoratori piu' anziani a favore dei piu' giovani. Anche questo rientra tra le misure proposte dalla CIDA. Per noi, sarebbe utile affiancare, in qualita' di tutor, il manager anziano al piu' giovane per un determinato periodo al fine di non disperdere un patrimonio di conoscenze e assicurando la continuita' del lavoro''.

''Altro elemento che ci vede favorevoli'' prosegue Bertolini ''sono le misure di flessibilita' del pensionamento. E' chiaro che le proposte del Governo andranno valutate con attenzione ma il principio e' sicuramente condivisibile e, anzi, andrebbe esteso anche al settore privato per garantire a tutti i lavoratori di scegliere liberamente il momento in cui andare in quiescenza, senza compromettere gli equilibri di bilancio della Previdenza''.

red/did/

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