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pubblicato il 14/set/2016 16:54

Ok Monsanto a Bayer: quando i tassi della Bce aiutano la Germania

La più grande acquisizione tedesca all'estero: 66 mld di dollari

Ok Monsanto a Bayer: quando i tassi della Bce aiutano la Germania

Roma, 14 set. (askanews) - Con un nuovo rilancio dell'offerta, a 128 dollari ad azione, la tedesca Bayer è riuscita a superare le ultime resistenze dei manager di Monsanto, convincendoli a appoggiare la proposta di acquisizione e fusione. Dopo quattro mesi di trattative, via libera quindi al progetto per creare un colosso globale della chimica agraria, con una posizione di forza sul segmento delle sementi in cui si è peraltro verificata una notevole concentrazione negli ultimi anni.

Una volta perfezionata - posto che permane una notevole incognita Antitrust e su possibili richieste condizionali, fattore che sembra pesare sui titoli in Borsa - sarà la più grande acquisizione all'estero mai effettuata da una società tedesca. Paradossalmente, i bassi tassi di interesse della Bce saranno di grande beneficio proprio in quella Germania dove si annoverano i maggiori critici e ostili alla politica monetaria ultra morbida condotta dal presidente Mario Draghi.

Bayer ha infatti rivelato che il pagamento, interamente in contanti, verrà finanziato con "una combinazione di debito e titoli". E i titoli in questione, per "approssimativamente 19 miliardi", saranno obbligazioni convertibili e diritti di opzione. Specialmente sui bond il "costo" di finanziamento è limitato dal contesto di bassi tassi di interesse. Lo stesso vale per il prestito ponte da 57 miliardi di dollari previsto per l'immediato, che verrà garantito da un gruppo di mega banche: BofA Merrill Lynch, Credit Suisse, Goldman Sachs, Hsbc e JP Morgan.

L'offerta valorizza Monsanto 66 miliardi di dollari, debito incluso, e i 128 dollari per azione rappresentano un premio del 44 per cento rispetto alle quotazioni del gruppo Usa prima che Bayer, il 9 maggio scorso, mettesse nero su bianco la sua prima proposta. Se la società tedesca è in condizioni di mettere in campo queste cifre, è anche grazie ai bassi costi di finanziamento favoriti dalla linea Bce che tanti in Germania criticano.

Comunque, le polemiche non mancano anche sul versante industriale. C'è chi guarda con una certa preoccupazione a questa concentrazione. Ad esempio Coldiretti, che parla di "oligopolio che aumenta lo squilibrio di potere contrattuale nei confronti degli agricoltori". E che più in generale ritiene il tutto "spinto dallo storico flop delle semine Ogm che sono crollate del 18 per cento in Europa nel 2015 e per la prima volta fanno registrare anche una inversione di tendenza a livello mondiale, a conferma della crescente diffidenza nei confronti di una tecnologia che non rispetta le promesse miracolistiche". Ogm di cui Monsanto è tra gli alfieri globali.

Da vedere se, una volta che un player così pesante finirà sotto una proprietà tedesca, la politica europea storicamente ostile agli Ogm non finisca per riposizionarsi, magari in capo a qualche anno. Ad esempio con posizioni più "dialoganti" verso l'industria, come avviene sulle normative in merito ai limiti sulle emissioni delle auto (a beneficio soprattutto dei produttori tedeschi).

Ma questi sono scenari ipotetici e futuri. Per l'immediato l'amministratore delegato di Bayer, Werner Baumann parla di "grande passo in avanti" sulle sementi e di "rafforzamento della leadership" quale gruppo globale dedito all'innovazione. Per parte sua il presidente e Ad di Monsanto, Hugh Grant (omonimo del celebre attore) ha detto di "credere in questa fusione" i cui termini (prezzo) rappresentano "un testamento in tutto quello a cui ho creduto per creare valore a beneficio degli azionisti".

A Francoforte le azioni Bayer hanno messo a segno un balzo del 2,14 per cento a 95,30 euro, forse a riflesso del fatto che gli investitori ipotizzavano un rilancio anche più forte (era circolata la cifra di 130 dollari per azione). Invece Monsanto a New York registra un flebile più 0,58 per cento a 106,72 dollari. Una quotazione che resta notevolmente più bassa (come è sempre stato da quando è iniziata la trattativa) al prezzo proposto. E nonostante il fatto che ormai le resistenze dei manager Monsanto siano venute meno.

Questo notevole "sconto" potrebbe riflettere le incognite antitrust. Potrebbero essere sollevati rilievi e condizioni per la fusione da ambo le sponde dell'Atlantico. E questi possibili nodi potrebbero richiedere tempo.

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