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pubblicato il 09/set/2013 20:25

Mps: i paletti dell'Ue anticipano la marginalizzazione della Fondazione

Mps: i paletti dell'Ue anticipano la marginalizzazione della Fondazione

(ASCA) - Roma, 9 set - Quando lo scorso 22 luglio, l'Ad del Monte dei Paschi di Siena, Fabrizio Viola, disse che la banca non sarebbe piu' ''potuta appartenere a Siena, perche' sul territorio non c'erano le risorse necessarie per l'aumento di capitale da 1 miliardo di euro'' da fare entro il 2015, l'affermazione fece scalpore nella cittadina toscana, abituata per un decennio ad ascoltare quello che faceva piacere non quello che era vero. In realta Viola, con il senno di poi, aveva volato basso. Ora che l'aumento di capitale da fare, pero' entro il 2014, e' salito a 2,5 miliardi, la presa del territorio senese sulla banca piu' antica del mondo rischia di tendere a zero. La Fondazione Mps, principale azionista della banca possiede il 33,5% del Monte, ma e' tutto in pegno alle banche a garanzia di un debito di 350 milioni che costa circa 20 milioni all'anno. Il debitore, senza i dividendi della banca, non ha fonti di reddito ed e' dunque impossibilitato a partecipare alla ricapitalizzazione della banca stessa.

Il destino della Fondazione, mai come oggi, e' legato alla Roulette della borsa. Se il titolo dovesse salire, e di molto, forse l'ente senese riuscira' a conservare, post aumento del capitale, una quota ancora significativa nel capitale della banca, altrimenti scendera' a percentuali forse ininfluenti. Ben al di sotto del 10%, considerando che dovra' anche vendere parte della azioni Mps in suo possesso per ridurre il debito.

Oggi, la definizione dell'entita' dell'aumento di capitale ha introdotto un elemento di chiarezza. Ovviamente non ha giovato al titolo che e' sceso del 2,82% a quota 0,21 euro.

Un copione scontato dato che il mercato anticipa un teorico aumento dell'offerta di titoli Mps. Il problema sara' trovare chi li compra. Sia Viola e sia Profumo, presidente della Banca, hanno detto di preferire investitori finanziari piuttosto che un socio bancario. Non a caso, l'aumento inizialmente previsto da 1 miliardo, escludeva il diritto di opzione a favore degli attuali azionisti del Monte, divenendo nei fatti riservato solo ai soggetti interessati ad entrare nel capitale della banca senese.

Chissa' se ora che l'asticella e' salita a 2,5 miliardi, non possa diventare praticabile una soluzione, consorzio di garanzia permettendo, di un aumento di capitale rivolto al pubblico indistinto, magari a un prezzo appettibile, per dare vita a una vera ''public company''.

In attesa che la situazione decanti, in una direzione o nell'altra, mercoledi' e' in programma il Cda della Banca per un primo esame sugli aggiustamenti del piano industriale richiesti da Bruxelles: riduzione del rischio di mercato sui Btp e sui derivati e nuovi risparmi sui costi che potrebbero preludere a nuove riduzioni del personale e alla chiusura di altre filiali, oltre alle 400 gia' decise. Poi, il 24, nuova riunione del Cda per l'approvazione del piano da trasmettere al Mef che lo inviera' a Bruxelles.

Nel complesso, come ha detto lo stesso Commissario Ue, Joaquim Almunia, l'agognato via libera definitivo ai 4 miliardi di aiuti governativi (Monti-bond) arrivera' entro due mesi. Poi, entro il prossimo anno, ci sara' la ricapitalizzazione, se non fosse possibile la banca senese sara' nazionalizzata. Anche, in quest'ultimo caso, il peso della Fondazione Mps nel capitale della banca si ridurra' in modo molto significativo. Partendo dalla prima versione dei Monti-bond, licenziata alla meta' dello scorso anno, gli aggiustamenti sono stati significativi. La prima ''cover'' prevedeva un intervento soft del Tesoro nel capitale del Monte. In pratica il Tesoro le avrebbe acquisite a valore di libro, cioe' a un prezzo tre/quattro volte superiore a quello di mercato. Una soluzione che aveva il pregio di preservare il ruolo di primo azionista della Fondazione Mps, ma a spese dei contribuenti.

Poi, sotto la spinta di Bruxelles, c'era stata la correzione, azioni valutate a prezzi di mercato. Ora si e' arrivati all'accelerazione: al Monte viene richiesto di trovare, gia' entro il 2014, 2,5 miliardi da destinare al rimborso di una cospicua parte dell'intero aiuto di stato (4 miliardi). Questo accorciamento delle scadenze, che nei fatti trasforma 2,5 miliardi dei 4 di Monti-bond da un prestito teoricamente irredimibile a un prestito di durata biennale, forse avrebbe dovuto comprendere, una riduzione del tasso di interesse, attualmente al 9%, +0,50% ogni due anni, tasso pero' disegnato per un prestito senza scadenza. L'accelerazione impressa da Bruxelles si e' invece limitata a certificare l'incapacita' della banca a sostenere una spesa annua per gli interessi sui Monti-bond pari a 350 milioni all'anno, obiettivo ancor piu' difficile in un paese intrappolato in una recessione senza precedenti, almeno dal secondo dopoguerra. Come nel caso della Grecia, l'impressione e' che alla fine si sia dovuto riconoscere che la cura rischiava di uccidere al malato e cosi' la nazionalizzazione si e' trasformata da ''ultima ratio'' a prospettiva ''dietro l'angolo''. Oggi, il sindaco di Siena, Bruno Valentini, per raggiungere gli obiettivi richiesti dalla Ue ha chiesto al management della banca, una cura ''shock'', ricordando come i guai del Monte, derivino anche dall'enorme portafoglio di titoli di stato '' ma quello che e' singolare e' che il Monte paghi per l'aver investito in titoli di Stato''. Parole ''sante'', ma Grecia docet. Quando, nel 2011 e nel 2012, per due volte si e' proceduto alla ristrutturazione del debito pubblico ellenico e' divenuto chiaro che i titoli di Stato non potessero essere piu' considerati privi di rischio, non a caso le perdite sono state scaricate proprio sui possessori dei titoli di Atene, cambiando persino le condizioni contrattuali dei bond. Per dirla con le parole di Bill Gross di Pimco, il maggiore gestore mondiale di fondi obbligazionari, con il caso della Grecia i bond governativi dell'Eurozona hanno perso loro ''santita'''. Infine, il meccanismo di backstop rappresentato dall'Omt della Bce assicura la solvibilita' dei paesi dell'Eurozona solo per i titoli di Stato con scadenza fino a tre anni. Ma nel caso del Monte, quelli che generano piu' perdite scadono tra qualche decennio e qui, al momento, Berlino docet, non c'e' ombra di backstop. men/mau

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