sabato 03 dicembre | 12:51
pubblicato il 05/ago/2014 19:11

Mps: Fondazione, cercasi presidente. Diligenza sotto attacco (punto)

( ASCA) - Roma, 5 ago 2014 - A Siena non ci si annoia. Luglio non ha deluso. Sotto la spinta dei debiti il calcio e' scivolato dalla B alla D, il basket, gravido di otto scudetti, dalla Top League alla B, la gloriosa Enoteca Italiana invece viaggia con 30 mila euro di perdite al mese.

Ad occhio, con le crisi gemelle della Fondazione Mps e del Monte dei Paschi finito il panem crollato il circenses.

Nessuna nuova sul fronte dei conti del Comune. La Corte dei Conti, proprio a fine luglio, ha formulato, sul bilancio 2012, il solito giudizio critico sulla contabilita' creativa di Palazzo Pubblico.Il rito senese contempla la trasformazione di un disavanzo di amministrazione (-4 milioni) in un avanzo.Una trasfigurazione contabile che conta gia' diverse primavere, i primi strali della Corte arrivarono fin dai conti del 2005, tempi in cui su Palazzo Pubblico piovevano almeno 30 milioni all'anno elargiti dalla Fondazione Mps. In totale 300 milioni in 10 anni. Finiti i soldi sono rimasti i debiti, 80-85 milioni di passivita' dirette e circa 300 milioni di debiti consolidati. Agosto promette meraviglie. La Fondazione Mps, non ha ancora un presidente. Antonella Mansi ha lasciato a fine luglio. Si e' trattato di un attimo fuggente, 10 mesi. Lei stessa, lo scorso maggio, aveva annunciato la propria indisponibilita' ad un secondo mandato, bruciando sul tempo le varie ''conventicole'' locali gia' al lavoro, di buon mattino, per sostituirla. Mansi ha iniziato il mandato con l'ente senese alla canna del gas, lo ha lasciato senza debiti, a parte quelli delle controllate, e circa 700 milioni di patrimonio in gran parte liquido. Nel corso del suo mandato altre importanti decisioni. In primis, la riduzione dei costi del personale che con senso di responsabilita' si e' imposto un taglio di oltre il 20% delle retribuzioni. Poi il tentativo avviato per ristrutturare la Sansedoni, la societa' immobiliare posseduta al 67%. Si tratta di un ex gioiellino, nato nel 1999 con il conferimento di immobili per 200 milioni di euro (valore di libro) e zero debiti. Oggi si ritrova con 77 milioni di perdite latenti, circa 140 miloni di debiti, di cui 85% con Mps. La societa' ha gia' usufruito della moratoria di 12 mesi sui debiti e non e' bastato, ora cerchera' di accedere agli strumenti previsti per le aziende in crisi (accordo stragiudiziale con i creditori, piano asseverato di rientro dal debito, e cosi via). Infine le azioni di responsabilita' promosse contro alcune banche e gli amministratori (Deputazione amministratrice) della Fondazione in carica nel 2008 e 2011.

Una decisione presa per tutelare gli interessi della intera comunita' senese, con qualche effetto collaterale. Nei fatti e' lo ''stigma'' sull' operato di amministratori cresciuti e pasciuti sotto l'ombrello protettivo della precedente classe dirigente del Pd, per niente in rotta.

Alcuni di loro, colpiti dall'azione di responsabilita', occupano ancora importanti poltrone nelle controllate della Fondazione. I numeri in ballo non sono piccoli, in una citta' di appena 50mila anime sono andati in fumo almeno una decina di miliardi di euro. Si tratta di una cifra tre volte piu' grande del Pil del Principato di Monaco, un paradiso fiscale.

La scorsa settimana i 14 membri della Deputazione Generale della Fondazione non sono riusciti ad esprimere la maggioranza qualificata necessaria, 11 voti, per nominare il presidente. Ci si riprovera' il prossimo 11 agosto, ma un accordo sembra ancora lontano. ''A oggi non mi risulta che ci sia un accordo, ne' che sia in gestazione'', afferma un membro della Deputazione. ''Poi - aggiunge - naturalmente l'auspicio e' che si possa arrivare a una soluzione positiva''. Nella precedente tornata i candidati in corsa si sono fermati a 5 voti ciascuno. Cosi' e' stato per Bettina Campedelli, economista e gia' membro della Deputazione generale, una candidatura nata all'interno della Fondazione stessa in linea di continuita' con l'operato della Mansi. E' andata peggio a Marcello Clarich, giurista. Sul suo nome si era cementata una intesa last minute tra il presidente della provincia Simone Bezzini (Pd) e il sindaco di Siena, Bruno Valentini(Pd). Sono i grandi elettori della Fondazione avendo nominato complessivamente 7 dei 14 membri della Deputazione Generale. Clarich pero' ha ricevuto solo 5 voti segno di una Deputazione generale piu' insofferente agli ordini di scuderia. Uno stallo su cui i protagonisti della vicenda, Valentini e Bezzini, si sono espressi in maniera diversa. Il primo ha manifestato un rammarico agnostico, d'altra parte in mattinata pendeva per la Campedelli, il pomeriggio si era spostato su Clarich. Il secondo ha espresso rammarico solo per Clarich, dunque il suo candidato. Poi, preso da un impeto di generosita', ha collettivizzato la debacle parlando di ''sconfitta di tutti''. Il problema e' che gli ordini di scuderia appaiono il frutto dei difficili equilibri interni del Pd senese che, sul nome del nuovo presidente e dei nuovi membri (4) della Deputazione Amministratrice, non disdegnerebbe la pacem in terris. Una grande pacificazione tra le due principali correnti, la prima autodefinatasi renziana guidata dal sindaco Valentini, l' altra si riconosce nell'ex sindaco Franco Ceccuzzi, dominus del Pd senese per oltre un decennio, e rappresenta la componente del Pd che tiene in piedi la giunta del Valentini. Insomma, a Siena ne' Guelfi e ne' Ghibellini, sul Campo e' scoccata l'ora dei Valentiniani e dei Ceccuzziani, con Bezzini nel ruolo di aspirante facilitatore.

Mansi lasciando la Fondazione ha parlato di ''appetiti mai sopiti; di rischio di ritorno al passato con una Fondazione di nuovo usata come Bancomat''. Uno scenario che ricorda Ombre Rosse ( John Ford 1939): la diligenza con il suo prezioso carico sotto attacco di pellerossa che avanzano divisi. Colpiranno uniti?.

Se la Deputazione, il prossimo 11 di agosto, non trova il suo John Wayne, va benissimo anche una Marianne, dopo gli indiani arriveranno anche i marinai. A loro il compito di ormeggiare le azioni di responsabilita' nel porto delle nebbie. E finalmente tutti compresero, oltre ogni ragionevole dubbio, che il disastro era stato il frutto della caduta di un meteorite.

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