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pubblicato il 19/mar/2014 17:42

Mps: Fondazione azzera debito. Ritorno al futuro (punto)

(ASCA) - Roma, 19 mar 2014 - Dall'arrivo della nuova presidente della Fondazione Mps, Antonella Mansi, siamo nel settembre dello scorso anno, Palazzo Sansedoni ha messo in cassa poco meno di 600 milioni, prima liberandosi del Fresh (90 milioni) e poi del 18,5% delle azioni di Mps. L'ultima operazione da circa 330 milioni e' stata chiusa ieri.

Soldi che consentono all'ente senese di azzerare il debito con il pool di banche creditrici, inizialmente di 350 milioni poi gradualmente sceso grazie ai parziali rimborsi effettuati negli ultimi mesi con gli incassi delle vendite.

Si e' trattato di una corsa contro il tempo per salvare il patrimonio della Fondazione. Questo era l'obiettivo dichiarato dal nuovo sindaco di Siena, Bruno Valentini che, proprio nel settembre dello scorso anno, chiese ''tempo'' per sistemare i conti di un ente stremato da un decennio di leggerezze: erogazioni finanziate dal patrimonio piuttosto che dal reddito, concentrazione del 90% del patrimonio su un solo asset, le azioni Mps, progressivi investimenti in asset illiquidi (private equity) e debiti a go-go, fino alla cifra record di 1,1 miliardi. Tempo comprato dalla presidente Mansi che, nell'assemblea dei soci di Mps dello scorso 28 dicembre, sconfisse a suon di voti la proposta, sostenuta dal Cda del Monte, di procedere gia' alla fine di gennaio all'aumento di capitale da 3 miliardi del Monte. Tutto rimandato a non prima del 12 maggio. La scommessa era molto rischiosa ma, come di dice a Siena, ''e' andata di lusso''. Nel frattempo la banca ha ricostuito il consozio di garanzia per la ricapitalizzazione sebbene il rinvio sia comunque costato al Monte 120 milioni di maggiori interessi da corrispondere sugli auti di Stato, 4 miliardi di Monti-bond, di cui 3 saranno rimborsati proprio con l'aumento di capitale.

A fine dicembre 2013 la Fondazione Mps vantava un attivo, a prezzi di mercato, intorno a 850-900 milioni di euro, comprensivo della quota di Mps (33,5%), dell'incasso del Fresh (80 milioni), poi 70 milioni in altri investimenti finanziari (fondi comuni, pronti contro termine, private equity), oltre a una quarantina di milioni tra immobili e opere d'arte.

Entrate certe solo dai proventi degli investimenti finanziari: milioni che stavano nel palmo di una mano. Uscite annue altrettanto certe e ben superiori alle entrate, almeno 30 milioni solo tra spese di funzionamento, compreso il personale, e il pagamento degli interessi sul debito.

Tolto il debito, il patrimonio netto a prezzi di mercato, quello contabile e' uno stato d'animo, viaggiava intorno a 500-550 milioni, per la quasi totalita' concentrato sulle azioni di Mps. La convergenza d'intenti tra Mansi e Valentini ha prodotto risultati interessanti. Il patrimonio netto, sempre valutato a prezzi di mercato, e' risalito intorno a 700-750 milioni, grazie al decisivo recupero del prezzi del titolo Mps e dopo aver venduto il 18,5% del capitale della banca e trovato il denaro per estinguere il debito.

L'azzeramento del debito libera l'ente dalle spese per interessi e dai vincoli imposti dai creditori sulle erogazioni a favore del territorio. Sulle future erogazioni difficile che prevalga la Magnificenza del passato e l'utilizzo della Fondazione come Bancomat per cementare un consenso politico di Lauriana memoria. Come si dice in Piazza del Campo, in ogni caso c'e' ''poca lana''. Comunque Palazzo Sansedoni sta molto meglio di prima: in termini quantitativi, di flessibilita'operativa e di diversificazione del rischio.

Sulle azioni della banca e' ora concentrato circa il 60% del patrimonio, a prezzi di mercato la quota nel Monte vale poco piu' di 400 milioni ma non produrra' redditi fino alla primavera del 2017, quando la banca conta di tornare a distribuire il dividendo sull'esercizio 2016. Il resto del patrimonio 250-300 milioni, al netto di circa 40 milioni di euro in immobili e opere d'arte, se investito in altri strumenti finanziari potra' generare flussi di cassa per fronteggiare, senza eccessivi patemi d'animo, le spese. Guardando la nuova struttura degli asset della Fondazione sembra un ''ritorno al futuro''. Il grado di diversificazione del rischio, prima sostanzialmente inesistente, ora ricorda quello costruito nel 2000 dall'allora direttore finanziario della Fondazione Nicola Scocca e dal gruppo di amministratori guidati dall'economista Giulio Sapelli, presidente dell'ente senese fino al luglio del 2001.

Ai quei tempi, il patrimonio netto, a prezzi di mercato, superava 10 miliardi.

Oggi restano 700-750 milioni, poca cosa rispetto alle cifre miliardarie del passato ma quasi il 50% in piu' di quanto posseduto solo tre mesi orsono. Denari con i quali si puo' ragionevolmente comprare un biglietto per il futuro.

Niente prima fila, quella spetta alle Fondazioni bancarie che hanno saputo gestirsi. Quella senese, un tempo la seconda piu' ricca di Italia e la terza in Europa, oramai come dimensione patrimoniale non e' nemmeno tra le prime dieci dello Stivale. Ma si e' evitato di finire in piccionaia. Non e' un risultato da poco. Se poi Palazzo Sansedoni sara' in grado di costruire relazioni solide con i nuovi soci del Monte, al momento sempre piu' somigliante a una public company, allora la sua presenza nel capitale di Rocca Salimbeni, oggi al 15% e potrebbe scendere nel caso non partecipasse all'aumento di capitale, avra' comunque peso strategico in termini di governance e legami tra banca e territorio.

Oggi e' arrivato l'endorsement del sindaco Valentini sull'operato della presidente Mansi, in scadenza di mandato dopo l'approvazione del bilancio della Fondazione, ''ha fatto un piccolo miracolo'' ha detto il numero uno di Palazzo Pubblico. Per il Sindaco va riconfermata. Peraltro la Signora numero uno di Palazzo Sansedoni raccoglie ampi consensi in citta', non solo tra le istituzioni cittadine ma persino, navigando nel Web, tra gli implacabili bloggers senesi.

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