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pubblicato il 30/dic/2013 18:15

Mps: altalena in Borsa. Restano diversi nodi da sciogliere (punto)

Mps: altalena in Borsa. Restano diversi nodi da sciogliere (punto)

(ASCA) - Roma, 30 dic - Mps in altalena oggi in borsa. Prima in deciso ribasso, poi il recupero e la chiusura in rialzo a 17,54 centesimi (+1,39%) con scambi superiori oltre il 3%. Nelle sale operative, l'elevata volatilita' del titolo e' stata attribuita alla situazione di incertezza figlia del voto dell'assemblea dei soci della banca. Sabato scorso gli azionisti hanno bocciato la proposta del Cda della Banca di avviare l'aumento di capitale (3 miliardi) a gennaio, approvando invece la proposta della Fondazione Mps (azionista di riferimento con il 33% del capitale), che sposta la ricapitalizzazione a maggio. I costi del rinvio gravano sulla banca: 120 milioni di interessi in piu' da corrispondere sui 4 miliardi del prestito del Tesoro, tre dei quali saranno rimborsati con l'aumento di capitale. Ci sara' poi da ricostituire il consorzio di banche che dovra' garantire l'acquisto delle nuove azioni Mps che dovessero rimanere senza compratori al termine della ricapitalizzazione.

La costituzione del nuovo consorzio entro maggio e' importante non solo per il successo dell'operazione, ma anche per i positivi effetti collaterali. Come il pagamento della cedola ai 37 mila obbligazionisti che hanno in portafoglio i Bond Mps Upper Tier 2 2008-2018. La Commissione Ue, nell'approvare il piano di ristrutturazione della banca senese, ha condizionato il pagamento degli interessi su questa tipologia di bond alla preesistenza di un consorzio di garanzia per l'aumento di capitale. C'e' poi il capitolo, tutto da scrivere, sulle possibili dimissioni del presidente della Banca Alessandro Profumo e dell'Amministratore Delegato Fabrizio Viola. Tra i due, a detta dei media, sembra piu' probabile l'uscita di Profumo.

Se ne sapra' di piu' nella prima riunione di gennaio del Cda della Banca. Antonella Mansi, presidente della Fondazione Mps,che ha ereditato una situazione economico-patrimoniale ai limiti del dissesto, in un'intervista al Corriere della Sera ha invitato Profumo e Viola a rimanere sul ponte di comando. Per la numero uno di Palazzo Sansedoni l'aumento di capitale a gennaio avrebbe polverizzato il patrimonio della Fondazione, quasi interamente concentrato proprio sulle azioni Mps. Palazzo Sansedoni naviga in acque perigliose, ha un debito di 340 milioni, scadenza 2018, con un pool di banche garantito dal pegno su tutte le azioni Mps possedute, i creditori hanno il diritto di divenire proprietari delle azioni se il loro prezzo dovesse scendere sotto 13 centesimi.

Il conto economico, al di la' del provvisorio sollievo degli 80 milioni arrivati dalla vendita dei titoli Fresh, resta strutturalmente sbilanciato. Con l'arrivo degli 80 milioni da investire, se possibile, nel mercato monetario, le entrate saliranno sopra il milione di euro ma le uscite, considerando solo per la spesa su interessi, viaggiano sopra 25 milioni.

Nessun contributo dalla Sansedoni Spa, societa' immobiliare controllata Fondazione, il bilancio 2012 ha visto il rosso salire da 18 a 40 milioni. L'ente senese ha dunque preso tempo per trovare una soluzione che permetta di ridurre i debiti attraverso la cessione delle azioni Mps: un rialzo dei prezzi faciliterebbe di molto questo percorso. Alle quotazioni correnti del titolo Mps (17,5 centesimi) la quota della Fondazione vale circa 680 milioni, movimenti al rialzo di pochi centesimi ne aumentano significativamente il valore. Che poi questo accada e' un altro paio di maniche.

Il prezzo di emissione delle nuove azioni Mps dovra' comunque incorporare multipli borsistici almeno coerenti con quelli del settore. Quando l'aumento di capitale e' stato portato da 1 a 3 miliardi, il titolo Mps viaggiava intorno a 20 centesimi. I calcoli degli analisti, con un prezzo di emissione delle nuove azioni a 20 centesimi, cioe' senza alcuno sconto, ipotesi improbabile ma interessante per i risvolti numerici, mostravano per le azioni Mps un rapporto prezzo/utile atteso molto piu' generoso della media del settore. Da questo punto di vista la discesa del titolo e'stata assolutamente fisiologica. L'aumento di capitale si dovra' comunque fare, il Tesoro ritiene indispensabile il successo dell'operazione, non avendo alcuna velleita' nazionalizzatrice la soluzione va trovata nel mercato. Non e' facile immaginare un mercato disposto a valutare le azioni Mps con multipli piu' generosi di quelli attribuibili alla media degli altri titoli del settore bancario. Come non e' semplice per la Fondazione trovare compratori per le azioni Mps disposti a pagare un prezzo che non riconosca lo sconto atteso dall'aumento di capitale. Oltre a sperare su una ripresa dei prezzi di Borsa, per Palazzo Sansedoni potrebbe essere utile esplorare qualche forma di rinegoziazione del debito con le banche creditrici o di ridurne il peso utilizzando parte della cassa disponibile. men/sam/

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