martedì 06 dicembre | 19:01
pubblicato il 23/feb/2013 13:45

Media: lettera aperta editori al futuro governo

(ASCA) - Roma, 23 feb - Lettera aperta degli editori al futuro governo. ''Noi editori - si legge - consideriamo la tutela della liberta' di stampa e la diffusione delle notizie una funzione pubblica e insieme un'attivita' d'impresa che va salvata perche' essenziale alla vita democratica del paese.

Abbiamo una doppia responsabilita': offrire ai lettori un prodotto di qualita', vale a dire corretto, ben fatto, utile e adatto ai tempi che viviamo; e garantire un lavoro ai nostri collaboratori in condizioni di equita'. Si tratta di un equilibrio difficile da mantenere, la cui ricerca richiede grande capacita' di adattamento alle nuove sfide.

L'editoria italiana sta vivendo un passaggio epocale: agli effetti della congiuntura economica si aggiunge il rapido avanzare delle tecnologie digitali, con effetti rivoluzionari nelle abitudini delle persone e sul mercato''. E' quanto pubblica Media Duemila nella newsletter in corso di distribuzione.

''In questo difficile contesto e' urgente un ripensamento complessivo del settore editoriale come base per una politica industriale capace di frenare la flessione produttiva e di cogliere le occasioni di sviluppo attraverso una decisa modernizzazione.

No a sovvenzioni, si' a incentivi fiscali ..Gli editori italiani rifiutano interventi a pioggia e distribuzione indiscriminata di risorse. Pubblicamente e ripetutamente ci siamo detti favorevoli e abbiamo operato per una ventata di moralizzazione e trasparenza che privilegi l'innovazione e non perpetui rendite di posizione politiche''.

''In questo quadro e con questi limiti, un intervento pubblico sul fronte della domanda -circoscritto nel tempo e ben delineato nell'oggetto - e' indispensabile per superare l'emergenza e tutelare davvero il pluralismo: ad esempio nella forma di incentivi fiscali per favorire la ripresa degli investimenti pubblicitari e per diffondere la lettura dei giornali tra i giovani. Sarebbe anche opportuno prevedere una specifica modulazione degli abbonamenti, in funzione della messa a disposizione dei giornali in esercizi pubblici o aperti al pubblico''.

Per quanto riguarda il diritto d'autore ''le aziende editrici italiane hanno razionalizzato i costi, per riacquisire efficienza e frenare il declino della redditivita', ed hanno diversificato le loro attivita', confrontandosi con un ambiente sempre piu' multimediale. Ma non hanno mai trovato nelle politiche pubbliche sufficiente interesse per la protezione di chi produce contenuti editoriali di qualita' e per la salvaguardia di tutte quelle risorse - economiche, umane e tecniche - indispensabili alla loro realizzazione e, piu' in generale, alla sopravvivenza di una informazione libera e credibile''.

Sulla Liberta' di stampa e pluralismo ''sono possibili - si legge - solo con imprese editrici autonome ed economicamente sane, che operino in un contesto di regole di mercato.

Rafforzare l'effettivita' della tutela del diritto d'autore in internet rispetto ai molteplici fenomeni di sfruttamento parassitario dei contenuti editoriali significa rafforzare le imprese stesse, la loro economicita' e la loro capacita' di sviluppare e sperimentare nuove forme di comunicazione multimediale''.

''Il processo di liberalizzazione e modernizzazione della distribuzione attua un disegno che potra' essere valutato al suo completarsi, e a cui gli editori hanno risposto con un preciso impegno per l'informatizzazione della distribuzione e delle edicole.

L'obiettivo e' di offrire una nuova rete al paese che si traduca in un servizio piu' efficiente per i cittadini - ad esempio garantendo loro una scelta piu' ampia in termini di orari di apertura delle rivendite - e in un elemento di chiarezza su vendite e rese nell'interesse dei mercati e dei suoi protagonisti'' Su lavoro e formazione, ''i nuovi prodotti editoriali e le mutate esigenze del mercato comportano la necessita' di sviluppare la formazione di nuove figure professionali, di incentivare l'accesso dei giovani alla professione giornalistica, di intervenire a sostegno della trasformazione dell'organizzazione del lavoro''.

''Sono oltre 22 milioni le persone che ogni giorno leggono quotidiani; quasi 33 milioni i lettori di periodici; circa sei milioni gli utenti dei siti web dei quotidiani, vale a dire la meta' di coloro che in un giorno medio entrano in internet. Sono loro i primi firmatari di questa lettera.

Sono loro ad attendere e a meritare risposte concrete e lungimiranti dalla politica.

Questi numeri ribadiscono una forza straordinaria.

L'informazione e' un bene comune, patrimonio di tutti coloro che sono interessati alla salute della democrazia liberale e sanno valutare l'importanza determinante di giornali liberi: per la vita civile e la crescita di una societa'''.

ram/uda

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