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pubblicato il 07/set/2011 05:10

Manovra/ La Cgil dice no in piazza: Ingiusta e irresponsabile

Adesione media sciopero 60%. Ma Sacconi e Bonanni: è stata bassa

Manovra/ La Cgil dice no in piazza: Ingiusta e irresponsabile

Roma, 7 set. (askanews) - Cento piazze d'Italia per dire no a una manovra economica "ingiusta" e "totalmente irresponsabile". La Cgil attacca il Governo, "inaffidabile" e "non credibile", esortandolo a cancellare la contestata norma che apre ai licenziamenti in deroga al contratto nazionale. Chiede di riscrivere il decreto facendo pagare il conto della crisi non a lavoratori e pensionati, ma a chi per anni ha evaso il fisco. Lo sciopero generale di otto ore, il secondo del segretario generale Susanna Camusso da quando è alla guida della Cgil, ha fatto registrare in media adesioni del 60% in tutti i settori e sull'intero territorio nazionale. Camicia bianca e foulard rosso al collo alla maniera partigiana, dal palco della manifestazione di ieri a Roma la leader della confederazione di corso d'Italia ha difeso le ragioni della protesta in solitaria, senza i "cugini" di Cisl e Uil fischiati dai manifestanti. Camusso ha ribadito le criticità di una manovra che "scarica i costi sui più deboli", ma ha anche avanzato proposte alternative "agli stessi saldi" previsti dall'esecutivo. In piazza, al fianco della Cgil, sono scesi i segretari dei partiti dell'opposizione: Pier Luigi Bersani (Pd), Nichi Vendola (Sel) e Antonio Di Pietro (Idv). Lo sciopero ha avuto forti ripercussioni sui trasporti pubblici, fermi per otto ore secondo modalità stabilite nei territori e nel rispetto delle fasce di garanzia. Vogliono cancellare lo Statuto dei lavoratori e i diritti - ha detto il numero uno della Cgil dal palco di Roma - vorrebbero farci tacere, ma noi non ci rassegniamo al declino, alla disoccupazione, alla crescita della povertà. E anche se la manovra sarà approvata saremo giorno per giorno in piazza con quelli che hanno il coraggio di dire no". Camusso non ha lesinato critiche, togliendosi più di qualche sassolino dalle scarpe. Il primo bersaglio è stato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che "non perde occasione per stare zitto". A Sacconi, che "ha la propensione a dividere il sindacato", ha chiesto di stralciare l'articolo 8 "altrimenti rischia di essere il peggior ministro del Lavoro della storia della Repubblica". Il segretario della Cgil ha poi accusato il responsabile della Funzione pubblica, Renato Brunetta, che "ha messo nel mirino il lavoro pubblico". E' ritornato sulla polemica con il direttore del 'Corriere della Sera', esprimendo "dispiacere" per il fondo di Ferruccio De Bortoli. "Lo sciopero è un diritto dei lavoratori, non un ricatto - ha spiegato Camusso - altri ricattano in questo paese". Al leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che aveva detto che lo sciopero della Cgil era "demenziale" ha risposto "con affetto" che "bisogna avere i nervi saldi e ascoltare tutti. Ma quando si può scioperare? - ha chiesto Camusso - se non c'è mai un momento in cui si può scioperare allora vuol dire che non si è capito cosa sta succedendo davvero a questo paese". E ancora: "Quando si è sull'orlo dell'abisso bisogna fare un passo indietro. Il paese è in una situazione molto difficile e per questo abbiamo proposto una contromanovra". La risposta del Governo è stata affidata al ministro Sacconi: "Lo sciopero va rispettato, ma anche valutato per la sua oggettiva rappresentatività. Le adesioni rimangono quelle tradizionalmente basse degli scioperi promossi dalla sola Cgil, tanto nel pubblico quanto nel privato. Pd e Cgil sono uniti nei no alle riforme del lavoro, della previdenza, del modello sociale come se nulla potesse o dovesse cambiare. A Bersani che pretende addirittura la rinuncia all'articolo 8 rispondiamo che non se ne parla proprio". Velenose anche le parole di Bonanni: "Certamente nessuno investitore si sentirà rassicurato dopo questo sciopero di stampo greco che ha avuto scarse adesioni nei posti di lavoro, che non produrrà alcun effetto concreto se non quello di scoraggiare ulteriormente i mercati". E la controreplica di Camusso non si è fatta attendere: "Sacconi avrebbe bisogno di un paio di occhiali, ma credo possa permettersi una visita oculistica". Una cosa è sicura: se la manovra non sarà corretta la Cgil ricorrerà in tutte le sedi contro norme giudicate anticostituzionali.

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