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pubblicato il 02/lug/2011 18:44

Manovra/ batosta per la gente comune, tagli rinviati per la casta

Su stretta pensioni 'no' da sindacati, opposizione, consumatori

Manovra/ batosta per la gente comune, tagli rinviati per la casta

Roma, 2 lug. (askanews) - Una batosta sui cittadini comuni, tagli rinviati per la 'casta'. Mettendo in fila le misure della manovra economica approvata dal governo giovedì scorso, seppur con la dovuta cautela di un testo che sta facendo ancora la spola tra i tecnici del Tesoro e il Quirinale, il conto per i cittadini italiani (tra il taglio da 9,6 miliardi di euro per Regioni ed enti locali e quindi anche ai servizi, la stretta sulle pensioni, i risparmi tra i 5 e i 7 miliardi sulla sanità e i ticket sanitari, l'ulteriore blocco per i contratti del pubblico impiego e la riforma dell'assistenza) si annuncia davvero salato. In particolare, i maggiori dettagli di oggi sulla stretta sulle pensioni che non colpirebbe solo quelle d'oro ma anche gli assegni a partire dai 1.400 euro, ha sollevato le proteste di sindacati, consumatori e opposizione. Netto il 'no' sulle pensioni del leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che parla di norma "socialmente ingiusta" e ne chiede una correzione. Il Pd lancia l'allarme: la stretta sulle pensioni colpirebbe 5 milioni di pensionati da 1.400 euro lordi al mese, che netti fanno mille euro al mese. Il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica, va ancora più in là: "Ipotizzando la situazione di un pensionato che percepisce un assegno di 1.400 euro al mese e che vedrà il parziale stop della rivalutazione, magari con il mutuo da pagare, e sommiamo a questi i tagli alla sanità e agli enti locali che a cascata lo priveranno sempre di più dei servizi essenziali, e se pensiamo che molti di loro sostengono figli e nipoti colpiti da precarietà e cassa integrazione, è chiaro che a pagare sono sempre i soliti". La Cgia di Mestre calcola che la correzione solo per l'anno in corso costerà ad ogni italiano 741 euro. La Federconsumatori parla di una stangata, e nella migliore delle ipotesi ci sarà una perdita del potere di acquisto delle famiglie di 927 euro annui (tra misure sulle pensioni, il blocco nel pubblico impiego, i ticket sanitari, ma anche l'aumento delle rate dei mutui e l'aumento dell'accisa sui carburanti previste dal decreto Omnibus). L'inps, però, precisa che le pensioni fino a un importo di 1.428 euro mensili, saranno rivalutate al 100%. Per la parte eccedente i 1.428 euro invece dovrebbe scattare la tagliola, nel senso che la parte dell'assegno da 1.428 euro fino a 2.380 euro vedrà una rivalutazione del 45% e la parte eccedente ai 2.380 euro non vedrà alcuna rivalutazione. Ad esempio se un pensionato prende un assegno di 1.700 euro, sulla somma di 1.428 euro scatterà la rivalutazione al 100%, sulla parte eccedente scatterà quella al 45%. E sopra i 2.380 euro, niente.

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