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pubblicato il 15/set/2014 12:00

Mandarin Capital: Italia cavallo Troia per conquista Europa

Sul Ghrilandaio intervista all'ad Alberto Forchielli

Mandarin Capital: Italia cavallo Troia per conquista Europa

Roma, 15 set. (askanews) - "L'obiettivo dei cinesi è infiltrarsi nel blocco dei paesi occidentali, puntando a rendere più autonoma l'Europa dal Nord America. E naturalmente cominciano dai Paesi più deboli, come l'Italia, in cui è più facile entrare e conquistare spazi di manovra interessanti". Alberto Forchielli, 58 anni, fondatore e amministratore delegato del Mandarin Capital Partners, il fondo di private equity più grande tra quelli specializzati sull'asse Europa-Cina, in un'intervista a Il Ghirlandaio.com commenta così gli investimenti cinesi in Italia, che negli ultimi mesi si stanno moltiplicando. Prima l'entrata di Shangai electric nel capitale dell'Ansaldo energia con l'acquisto del 40 per cento e l'alleanza con il Fondo strategico italiano, della Cassa Depositi e Prestiti. Poi l'uscita allo scoperto della People's Bank of China, la banca centrale cinese, dalle Generali all'Eni, da Telecom all'Enel, da Prysmian a Fiat e così via. In terza battuta l'acquisto del 35 per cento di Cdp reti, a cui fanno capo le reti di Terna e di Snam, al colosso delle utility cinesi, la State grid corporation of China, che ha investito oltre 2,1 miliardi di euro. In pochi mesi una campagna acquisti impressionante. "Per ogni Paese europeo c'è un pacco dono. La City londinese viene premiata facendone la capitale internazionale del renminbi off-shore, la valuta cinese. Ai tedeschi vengono offerte prospettive interessanti nel grande mercato dell'auto in Cina e nei flussi commerciali. In Francia Pechino è entrata in Peugeot, che sta soffrendo, e compra centrali nucleari. Ai greci hanno comprato il porto del Pireo, che diventerà la porta d'entrata delle merci cinesi in Europa. Insomma, gli investimenti si stanno moltiplicando. Sono confezionati con la carta scintillante dei pacchi regali mentre sono tutti, piccoli o grandi, cavallini di Troia per l'espansionismo in Europa, che sta seguendo alla conquista dell'Africa", spiega. E in Italia? Continueranno a comprare? "Se avremo ancora qualcosa di buono da vendere, certamente si", aggiunge Forchielli. Ma dobbiamo farci furbi: "L'Italia ha un deficit commerciale con la Cina all'anno di 15 miliardi di euro, che impiega parte di quei soldi acquistando aziende italiane. Così non può funzionare perché gli svendiamo pezzi della nostra economia per saldare debiti. Dobbiamo essere messi nelle condizioni di esportare di più in Cina. Secondo. Va creato una unità pubblica per il monitoraggio e la protezione delle piccole e medie imprese italiane che in Cina hanno subito e stanno subendo soprusi di ogni genere. Terzo. La Guardia di finanza deve tenere sotto controllo gli investimenti cinesi in Italia con metodologie e strumenti nuovi. Quarto. Occorre creare un comitato che, sul modello canadese, esamini ogni operazione per verificare se minaccia la sicurezza e i vantaggi economici reali", conclude. L'intervista completa su ilghirlandaio.com

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