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pubblicato il 23/apr/2014 17:25

Lucchini: Bentivogli (Fim), raccogliere appello Papa, intervenire subito

(ASCA) - Torino, 23 apr - La chiusura della Lucchini rappresenta un danno in termini di occupazione ed economia, non solo della citta' di Piombino e della Toscana ma dell'intero Paese, osserva Marco Bentivogli segretario nazionale Fim-Cisl che invita a raccogliere l'appello del Papa a non rimanere ''con le mani conserte''. Sono ore drammatiche a Piombino e per larga parte della siderurgia italiana. Piombino rappresenta il secondo polo siderurgico italiano dopo l'Ilva di Taranto e da' lavoro a circa 2500 persone tra Lucchini e Lucchini servizi a cui si aggiungono 1500 lavoratori dell'indotto, 528 della Magona (Arcelor Mittal) e altri 110 di Tenaris Dalmine. Solo la Lucchini distribuisce circa 55 milioni di euro in stipendi all'anno e tra imposte e tasse elargisce a Stato e regione circa 65 milioni di euro all'anno, con questi numeri la Lucchini rappresenta la prima azienda in termini di contribuzione al Pil regionale della Toscana. La sua chiusura rappresenta un danno in termini di occupazione ed economia, non solo della citta' di Piombino e della Toscana ma dell'intero Paese, bisogna considerare gli effetti indiretti devastanti su attivita' portuali, servizi, chimici (Sol), elettrici (Edison). Per queste ragioni la Festa del primo Maggio a Piombino a cui partecipera', il sindaco Gianni Anselmi e il Segretario Nazionale Fim Cisl Marco Bentivogli assume un carattere strategico: ''La citta' che da un secolo ha fatto delle sue acciaierie un volano di crescita, occupazione e sviluppo - dice Bentivogli - oggi per la prima volta vede a rischio il proprio futuro, non accetteremo passi indietro. Bene l'accordo di programma, servono risorse, tempi piu' celeri per realizzare il bacino e riconsiderarlo come destinazione per la Costa Concordia. Occorre raccogliere l'appello di Papa Francesco, non e' il momento delle braccia conserte anche perche' le crisi della siderurgia, con diverse responsabilita' con i focolai pronti ad esplodere a Piombino, Taranto e nel Sulcis sono il fallimento della politica italiana e del ripiegamento del suo ceto imprenditoriale''. ''Il 47% dei prodotti che esportiamo contiene acciaio - conclude il sindacalista - la crisi della siderurgia e la mancanza di politiche industriali sta mettendo a rischio l'intera filiera manifatturiera, serve un ceto imprenditoriale piu' coraggioso e una politica piu' capace di sciogliere i nodi della mancanza di competitivita'''.

com/eg/mau

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