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pubblicato il 01/feb/2014 12:00

Lo Bello: Italia sta ripartendo, ma sono preoccupato per il Sud

"Occorre cambiare il modello clientelare degli ultimi 20-30 anni"

Lo Bello: Italia sta ripartendo, ma sono preoccupato per il Sud

Ragusa, 1 feb. (askanews) - "L'Italia sta ripartendo. Lentamente ma sta ripartendo. Riteniamo che possa avere finalmente il segno più nella vicenda economica, e non il segno meno che ha caratterizzato il Paese dal 2007 a oggi. Ce la fa. C'è qualche elemento che comincia a cambiare nel Paese, dal punto di vista politico ed economico". Ne è convinto il vicepresidente di Confindustria, Ivan Lo Bello, che ha risposto stamani ai giornalisti a margine del convegno nazionale della Piccola Industria di Confindustria, dal titolo "L'Italia riparte dal Sud: sistemi locali, manifattura e capitale sociale", in corso allo stabilimento della LBG Sicilia di Ragusa. L'ottimismo di Lo Bello, però, è minore quando si parla di Sud. "Sono preoccupato per il Sud e la Sicilia - ha spiegato -, che secondo le migliori stime anche quest'anno avrà il negativo. E questo di rischia allontanarci di più dal resto Paese. Credo ci voglia uno sforzo ancora più forte. Dobbiamo continuare a scardinare il sistema clientelare e assistenziale che e ancora la ragione per cui la Sicilia non cresce da tanti anni, e per cui siamo preoccupati per il futuro della nostra terra". Quindi il vicepresidente di Confindustria ha aggiunto: "C'è un blocco prevalentemente politico che guarda al passato e non al futuro. Per questo bisogna cambiare, e farlo rapidamente. Lo dico scena pregiudizio. Occorre cambiare rapidamente il modello messo in campo negli ultimi 20-30 anni". Infine, alla domanda quale possa essere il motore per il rilancio dell'economia, Lo Bello ha risposto: "La produzione. Finora abbiamo distribuito risorse che non abbiamo mai prodotto, o creato, e accumulato debiti. In tutti i Paesi che crescono si produce qualcosa, un bene o un servizio imprenditoriale, manifatturiero, turistico. Se pensiamo di distribuire risorse sempre più scarse significa condannarci alla marginalità".

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