martedì 28 febbraio | 17:51
pubblicato il 27/ott/2011 17:38

Licenziamenti/ Cisl-Uil-Ugl: Sciopero se interventi unilaterali

"Grave errore e inaccettabile provocazione"

Licenziamenti/ Cisl-Uil-Ugl: Sciopero se interventi unilaterali

Roma, 27 ott. (askanews) - Cisl, Uil e Ugl considerano "un grave errore ed una inaccettabile provocazione nei confronti del sindacato l'intenzione del Governo di introdurre una nuova normativa sui licenziamenti" e annunciano il ricorso allo sciopero se ci sarà un intervento unilaterale. "Tale intenzione - si legge in una nota congiunta - è ancor più ingiustificata perché non ci risulta sia stata richiesta o concordata con le stesse associazioni imprenditoriali. Se tale provvedimento sui licenziamenti fosse davvero presentato dal Governo si romperebbe la coesione sociale nel nostro paese e si smentirebbe il notevole impegno profuso finora dal Governo e dalle parti sociali per evitare massicci ricorsi ai licenziamenti attraverso la proroga degli ammortizzatori in deroga". Cisl, Uil e Ugl, si legge ancora, "ricordano che finora si sono limitate per senso di responsabilità a forme di proteste di sabato e fuori dall'orario di lavoro. Tuttavia, qualora, il Governo intendesse intervenire sulle materie del lavoro senza il consenso delle parti sociali - spiega la nota - Cisl, Uil e Ugl saranno costrette a ricorrere a scioperi, nonostante la nostra ferma volontà sinora di non ricorrere a forme di proteste estreme in un momento di crisi economica, proprio per non erodere ancora di più i salari e danneggiare le imprese. Cisl, Uil e Ugl prendono atto che il Governo ha riconosciuto che il sistema previdenziale italiano è in equilibrio e non ha bisogno di ulteriori interventi di riforma. Mentre si rende sempre più indispensabile favorire la previdenza integrativa riducendo le tasse per incentivare l'adesione obbligatoria ai fondi integrativi". "Così come è fondamentale - conclude la nota - approvare subito la delega per la riforma fiscale, introdurre una patrimoniale permanente sui beni immobiliari e mobiliari, escludendo la prima casa, abbattere i costi della politica, ridurre i livelli amministrativi, vendere il patrimonio immobiliare dello stato, procedere ad una liberalizzazione nel settore dei servizi pubblici.

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