giovedì 23 febbraio | 16:16
pubblicato il 17/ott/2013 16:51

Legge stabilita': Confcommercio, con Trise imprese penalizzate 2 volte

ASCA) - Roma, 17 ott - ''All'interno della Trise, il nuovo tributo sui servizi comunali, la componente TARI, che trovera' peraltro applicazione solo per un periodo transitorio in attesa della definizione di una tariffa di misurazione puntuale dei rifiuti, denominata TARIP, riflette quasi pedissequamente la precedente formulazione della TARES, in quanto ripropone tariffe determinate sulla base di coefficienti di produzione potenziali e non sui reali quantitativi di rifiuti prodotti mantenendo, pertanto, tutte le criticita' e i limiti che i precedenti regimi di prelievo hanno mostrato e che piu' volte Confcommercio ha denunciato''. Lo denuncia, in una nota, la stessa confederazione precisando che ''infatti, nei Comuni dove e' stato operato il passaggio dalla TARSU alla TARES, si e' assistito ad aumenti tariffari medi del 200%, generati non tanto da un incremento della quantita' dei rifiuti prodotti ma, piu' semplicemente, da una non adeguata determinazione dei coefficienti potenziali di produzione''. Per Confcommercio ''manca, quindi, ancora una volta, la volonta' di instaurare un legame diretto tra produzione di rifiuto e spesa, secondo il principio comunitario 'chi inquina paga'. Al contrario vengono mantenuti i vecchi criteri di produzione 'presuntiva' che rischiano di tradursi in condizioni di costo estremamente diversificate sul territorio a parita' di attivita' economica''. ''Gia' oggi - aggiunge la confederazione -, ed e' davvero paradossale, le imprese si trovano ad essere soggette a regimi tariffari diversificati. E', infatti, applicata sia la Tarsu, che la Tia1 e la Tia2, nonche', in alcuni casi, la Tares. Dal primo gennaio 2014 si dovrebbe, poi, passare alla nuova Tari per giungere, infine, alla Tarip. Sarebbe, dunque, stato piu' ragionevole mantenere i regimi tariffari attualmente applicati (Tarsu o Tia) fino alla definizione dei criteri del prelievo TARIP''.

Secondo Confcommercio ''tra l'altro l'istituzione della Trise, in quanto imposta sui servizi, rende evidente che l'Imu si configura, di fatto, come una vera e propria imposta sul patrimonio. Ed e' pertanto inaccettabile che tale imposta gravi sugli immobili strumentali, compresi negozi e alberghi, di proprieta' degli imprenditori utilizzati per lo svolgimento della loro attivita'''. Confcommercio, nel ribadire, dunque, ''la necessita' di una totale esclusione di questi immobili dal pagamento dell'IMU'', rileva ''con preoccupazione come dal testo approvato dal consiglio dei Ministri sia scomparsa persino la parziale deducibilita' precedentemente prevista. Una scelta incomprensibile che, in una fase in cui la crisi sembra non finire mai, penalizza in particolare le imprese del terziario di mercato e dei servizi mettendo a rischio la loro stessa sopravvivenza''.

red/glr

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