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pubblicato il 13/feb/2015 18:57

Le 4 mosse che hanno sbloccato (per ora) la crisi sulla Grecia

Tsipras non chiede più taglio debito e Ue apre a nuovo programma

Roma, 13 feb. (askanews) - Appena due giorni fa sembrava tutto in stallo sulla Grecia. Termini come "showdown" o "grexit", l'abbreviazione inglese di "uscita della Grecia dell'euro", pullulavano sulla stampa finanziaria. Poi la svolta. La Borsa di Atene, che mercoledì aveva chiuso con un pesante meno 4 per cento, giovedì ha iniziato la risalita e venerdì ha messo a segno un un balzo del 5 per cento. Forti acquisti hanno coinvolto anche i titoli di Stato ellenici, tanto da farne scendere i rendimenti sotto la soglia psicologica del 10 per cento sulla scadenza decennale.

Cosa è cambiato in così poco tempo, tra l'inconcludente Eurogruppo straordinario di mercoledì e il vertice dei capi di Stato e di governo dell'Unione, dove ha debuttato il premier Alexis Tsipras?

RITIRATA STRATEGICA TSIPRAS SU TAGLIO AL DEBITO Atene sembra aver smesso di insistere con la controversa richiesta di un taglio al debito pubblico. Era stata rilanciata dal ministro delle finanze Yanis Varoufakis proprio nell'imminenza dell'Eurogruppo. "Il debito greco non può essere rimborsato nel futuro prossimo - aveva affermato al settimanale Sterne - quindi serve un taglio (haircut), chiamatelo come vi pare". Una pretesa inaccettabile per tutte le controparti coinvolte, che non hanno arretrato di un millimetro. A quel punto, secondo alcuni insider, è intervenuto in prima persona il presidente della commissione Jean-Claude Juncker, che al vertice Ue ha spiegato a Tspiras che insistere su questo punto avrebbe solo fatto irrigidire le posizioni e impedito un compromesso per l'immediato. E le ultime ricostruzioni danno la Grecia a corto di liquidità già a fine mese. Tsipras deve essersi fatto i suoi calcoli, optando per una ritirata strategica. Per ora non parla di taglio del debito. E i partner evitano di rimestarci.

SPARISCE LA TROIKA, ANZI NO Uno dei simboli più odiati dai greci, bersaglio prediletto della campagna elettorale di Syriza, la Troika sembra avere i giorni contati. Si sono detti praticamente tutti d'accordo sul non utilizzare più questa parola, accontentando la richiesta ellenica di non aver più a che fare con la Troika. Posto che si tratta solo di una cancellazione simbolica. Le istituzioni che componevano questo comitato, ossia Commissione europea, Bce e Fondo monetario internazionale, continueranno a essere coinvolte in negoziati e monitoraggio della Grecia. "Smetteremo semplicemente di chiamare troika la troika", ha sintetizzato con un certo sarcasmo il portavoce del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble.

UE NON PRETENDE PIU' PROROGA VECCHIO PROGRAMMA Un passo indietro anche più concreto è stato concesso dalle istituzioni comunitarie su un altro nodo chiave. Ora non si ritiene più tassativo fare una proroga dell'attuale programma di aiuto e correzione della Grecia, che scadrà il 28 febbraio. "Si può anche concordare un nuovo programma, non è escluso", ha affermato una fonte europea in merito alle discussioni che proseguiranno in vista del nuovo Eurogruppo di lunedì. E potrebbe trattarsi della vera svolta di questi giorni, dato che è proprio su questo nodo che si decide la possibilità o meno di "tenere attaccata la spina" alla Grecia. Finora la posizione era diversa: il programma doveva proseguire. Atene ha fatto sapere che è pronta a varare un nuovo piano di riforme che accoglie al 70 per cento i contenuti di quello "vecchio", mentre intende ripudiarne il rimanete 30 per cento. Ora con ogni probabilità tutto questo sarà al centro di un negoziato serrato. L'Eurogruppo di lunedì "sarà difficile e decisivo - ha detto l'eurocommissario agli Affari economici Pierre Moscovicvi - dobbiamo trovare un accordo".

TSIPRAS CERCA DI ROMPERE L'ISOLAMETO Al vertice europeo Tsipras sembra essere riuscito a erodere l'isolamento in cui rischiava di chiudersi. Eloquentemente, il premier greco ha affermato di non aver avuto l'impressione di essere "solo contro tutti", e di aver sentito invece comprensione e simpatia da parte di molti colleghi. La Grecia potrebbe aver perfino trovato qualche sponda nell'intransigente Germania, la cui cancelliera Angela Merkel è tata letteralmente al centro dei giochi diplomatici degli ultimi giorni, dalla crisi ucraina al nodo Grecia. Paradossalmente, tra i più ostili compaiono invece due Paesi del Sud Europa. Innazitutto il premier spagnolo Mariano Rajoy, che teme l'effetto del contagio greco al movimento anti austerità di casa propria, con Podemos che vola nei sondaggi in vista delle prossime elezioni e che potrebbe farsi più forte con un successo di Syriza. L'altro è il Portogallo, al punto che trenta esponenti bipartisan hanno firmato un appello al premier Pedro Passos Coelho affinché evitasse di chiudersi in posizioni intransigenti sulla Grecia. Lisbona ha ricevuto un programma di aiuti europeeo simile a quello della Grecia, da cui è recentemente uscita, mentre la Spagna a sua volta ha ricevuto un piano di aiuto per il settore bancario.

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