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pubblicato il 16/set/2013 14:11

Lavoro: studio universita' Messina e Marche, si trova se si e' attraenti

(ASCA) - Roma, 16 set - ''Emerge l'esistenza non solo di una discriminazione razziale, ma anche, e soprattutto, basata sull'aspetto fisico''. E' quanto si evince da uno studio sui parametri in base ai quali le aziende propongono un colloquio ai candidati che vogliono ottenere un lavoro. Gli autori della ricerca - il prof. Giovanni Busetta ed Emanuela Visalli dell'Universita' di Messina e il prof. Fabio Fiorillo dell'Universita' Politecnica delle Marche - si sono interrogati sulla possibilita' che esista una preferenza, da parte dei datori di lavoro, per i candidati attraenti, e se questa dipenda dal sesso, dalle caratteristiche fisiche e da quelle razziali, monitorando agenzie che hanno offerto posti di lavoro in Italia tra l'agosto 2011 e settembre 2012. La ricerca e' stata condotta tramite l'invio di 11.008 curricula falsi a 1.542 offerte occupazionali pubblicizzate. Le conclusioni? Chi possiede qualita' estetiche maggiori avrebbe piu' probabilita' di ottenere un colloquio. ''Lo studio - spiega il prof. Busetta - nasce da una tesi di laurea che ho commissionato a Emanuela Visalli, studentessa dell'ex Facolta' di Scienze Statistiche. Si tratta di un'idea innovativa, quella di separare la componente estetica dagli altri parametri nella valutazione dei risultati della ricerca, sebbene sia gia' stata sviluppata in Sud e Nord America''. I ricercatori hanno inviato otto curricula fittizi (quattro con foto e quattro senza, di cui due italiani e due stranieri) per ciascuna offerta lavorativa, dopo aver sottoposto i ritratti ritoccati con photoshop al giudizio di 100 studenti dell'Universita', incaricati di valutare la bellezza dei candidati. I curricula hanno ottenuto il 30% di risposte favorevoli, soprattutto per i candidati considerati piu' attraenti (47% per gli uomini, 54% per le donne), mentre solo il 26% di uomini e il 7% di donne fisicamente meno ''avvantaggiati'' sono riusciti ad ottenere un colloquio. Emerge dunque l'esistenza non solo di una discriminazione razziale (le candidature degli stranieri non vengono nemmeno valutate), ma anche, e soprattutto, basata sull'aspetto fisico. ''Ci aspettavamo simili risultati, pero' non era prevedibile che fossero cosi' forti, polarizzati. In particolare non credevamo che in impieghi in cui il contatto col pubblico fosse meno frequente l'aspetto fisico avrebbe avuto un peso cosi' rilevante''. L'articolo dei ricercatori, tirando le somme, ironizza sull'opportunita' di investire in un'operazione chirurgica piuttosto che negli studi: ''E' una provocazione, ma considerato che abbiamo effettuato oltre 11000 osservazioni i risultati che abbiamo ottenuto sono senza dubbio statisticamente significativi''.

com-ceg/fdv

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