giovedì 19 gennaio | 10:16
pubblicato il 24/mar/2014 11:35

Lavoro: Poletti, 68% contratti avviamento era a termine (1 update)

Lavoro: Poletti, 68% contratti avviamento era a termine (1 update)

(ASCA) - Roma, 24 mar 2014 - ''E' evidente che intervenire attraverso il decreto, significa intervenire con urgenza, e guarda innanzitutto una cosa: dare certezza al diritto. Credo che non sia ragionevole, come sta avvenendo in questo momento - ha detto Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, ai microfoni di ''Prima di tutto'', Radio 1- che una parte importante di questi contratti di lavoro a tempo determinato, venga decisa da un giudice. Credo che un rapporto di lavoro, tra un lavoratore e la sua azienda, non puo' essere deciso da un giudice, ma dalle parti, liberamente. Anche perche' io mi domando: con che spirito una persona lavora in un'impresa se sa che l'imprenditore non lo vuole? E come sta un imprenditore con un lavoratore che non vuole in azienda? Stanno male entrambi, a mio avviso. Quindi il decreto serve a dare un segnale immediato alle imprese, dicendo loro: cari signori, non avete piu' nessuna scusa, oggi potete assumere tranquillamente per 36 mesi senza correre il rischio di essere giudicati da un magistrato. Peraltro, va detto - ha aggiunto Poletti- che il lavoro a tempo determinato non lo abbiamo certo inventato noi: negli ultimi 3 mesi del 2013, il 68% dei contratti di avviamento al lavoro, erano contratti a termine. Quindi dire che questa norma stravolge il mercato del lavoro, significa non vedere la realta'. Poletti risponde dal 68% in piu; per il pregresso rivolgersi a quelli di prima, che evidentemente non si erano accorti che piega stava prendendo il mercato del lavoro''.

Sul rischio poi che le imprese possano ''demansionalizzare'' il lavoratore a termine, Poletti ha rassicurato. ''No, nella norma e' scritto che il lavoratore debba conservare la propria mansione, poi c'e' il limite del 20% dei contratti, che prima non c'era, e poi si parla di prorogabilita'. E io mi chiedo. Con la vecchia normativa, ogni sei mesi, il lavoratore, giovane o meno, una volta finito il contratto veniva mandato a casa e se ne prendeva un altro. C'era anche prima il limite dei 36 mesi, solo che prima in quell'arco di tempo lavoravano sei persone nello stesso posto. Ora il ministro Poletti, cioe' il sottoscritto, ritiene che sia piu probabile che alla fine dei 36 mesi venga assunta una sola persona, definitivamente, che magari ha dimostrato il suo valore in quei 36 mesi, piuttosto che uno dei sei che si sono alternati nello stesso periodo. Ma naturalmente, sono pronto a correggere la norma, qualora tra 36 o anche soli 12 mesi ci si accorgesse che il ministro aveva torto. Mi interessa che la gente lavori, non l'astratta, teorica efficacia di una norma. Se nell'iter legislativo dovessero manifestarsi, motivandole, esigenze di correzioni e di interventi, il ministro e il governo non hanno nulla in contrario. A patto pero' che non si cambi l'indirizzo, l'idea che sta nell'impostazione della riforma''.

red/did/

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