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pubblicato il 02/nov/2015 12:17

La Cina alletta il Fmi: maggiore rivalutazione su yuan da 10 anni

Imminente decisione se includere Pechino in un paniere chiave

La Cina alletta il Fmi: maggiore rivalutazione su yuan da 10 anni

Roma, 2 nov. (askanews) - Ad appena tre mesi da una pesante e inattesa svalutazione, Pechino ha effettuato una mossa nella direzione opposta: la maggiore rivalutazione dello yuan da 10 anni a questa parte. La Banca centrale cinese ha infatti alzato dello 0,54 per cento la forchetta di cambio nei confronti del dollaro statunitense e, secondo i calcoli di Bloomberg, si tratta della manovra più consistente di questo tipo dal 2005, quando la Cina sganciò la sua moneta da un rapporto fisso sul biglietto verde.

La mossa ha con ogni probabilmente finalità diplomatico-regolamentari: giunge nell'imminenza della decisione del Fondo monetario internazionale sul se includere o meno la valuta cinese, chiamata anche renminbi, nel paniere che compone i "Diritti Speciali di Prelievo", (Sdr, o Special Drawing Rights). In pratica si tratta di una sorta di unità di misura usata dal Fmi al posto dell'oro, che attualmente conta dollaro, euro, yen e sterlina britannica.

L'ingresso dello yuan in questa sorta di élite valutaria rappresenterebbe ovviamente un passo molto rilevante per l'economia cinese, e un riconoscimento indiretto di elevata credibilità della sua moneta.

La reazione dello yuan sul mercato è stata più modesta della mossa ufficiale, con un apprezzamento dello 0,31 per cento sul dollaro rispetto ai valori di venerdì scorso, a 6,3359 yuan che resta comunque un livello più basso dei circa 6,3567 yuan che si registravano giovedì scorso. Il sistema di controllo sui cambi valutari della Cina consente una oscillazione del 2 per cento rispetto al valore di riferimento stabilito dalle autorità.

Lo scorso agosto la Cina aveva invece effettuato ripetute svalutazioni in pochi giorni, per un 5 per cento complessivo (salvo poi impegnarsi qualche settimana dopo, in occasione del G20d elle finanze, a non operare svalutazioni competitive). Si trattava allora però di contrastare la tendenza all'indebolimento della crescita economica, che comunque proprio oggi ha trovato conferme negli indici sull'attività nel manifatturiero.

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