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pubblicato il 18/set/2013 15:54

Iva: Confcommercio, se aumenta addio ripresa

(ASCA) - Roma, 18 set - Gli effetti recessivi dell'aumento dell'Iva dal 1* ottobre sembrano essere sottovalutati da piu' parti. L'Ufficio Studi di Confcommercio sintetizza attraverso un'analisi economica questi effetti.

Impatto sui consumi: si amplificherebbe la gia' drammatica situazione dei consumi che, dopo aver chiuso il 2012 a -4,3%, chiudera', senza interventi, anche quest'anno in negativo a -2,4%. L'incremento dell'Iva, che si tradurrebbe in una riduzione dei consumi dello 0,1% a parita' di altre condizioni, andrebbe a incider negativamente sulle spese del mese di dicembre e quindi delle festivita', momento nel quale, invece, potrebbero concretizzarsi finalmente gli auspicati segnali di ripresa.

Impatto sui prezzi: in una situazione in cui l'inflazione e' sostanzialmente sotto controllo, si avrebbe un incremento dei prezzi tra ottobre e novembre di circa lo 0,4%, il cosiddetto ''effetto scalino'', con inevitabili effetti di trascinamento anche nel 2014; nel dibattito attuale si dimentica quanto accaduto nel 2012: se, in termini di caduta dei consumi, e' stato l'anno peggiore della storia repubblicana, cio' e' stato dovuto anche all'incremento dell'Iva avvenuto a meta' settembre 2011. Perche' ripetere lo stesso errore dal 1* ottobre? Impatto sul gettito: come gia' accaduto con l'aumento dell'aliquota dal 20 al 21%, la contrazione della domanda porterebbe con se' anche una riduzione del gettito Iva atteso.

Impatto su produzione e occupazione: la perdita di produzione, determinata dal calo dei consumi, comporterebbe, a regime, una riduzione dell'occupazione approssimativamente di 10 mila posti di lavoro.

Impatto sulle imprese: in una situazione gia' di estrema difficolta' per le imprese del commercio, gravate da una pressione fiscale da record mondiale e dal mancato pagamento dei debiti della P.A., un'ulteriore contrazione della domanda interna portera' alla chiusura di molte attivita'.

Impatto sui redditi: risulteranno piu' penalizzate le famiglie a basso reddito in quanto la pressione Iva (rapporto tra Iva pagata e reddito) per il 20% di famiglie piu' povere arriverebbe al 10,5%, mentre per il 20% di famiglie piu' ricche sarebbe del 7,5%, circa il 30% in meno.

Fatte queste considerazioni, e' evidente, dunque, osserva Confcommercio, che l'aumento dell'aliquota e' un'ipotesi che va definitivamente scongiurata perche' questa misura, anche alla luce dei primi timidi segnali di ripresa che non hanno pero' ancora interessato l'economia reale, sarebbe davvero esiziale per famiglie e imprese gia' stremate da una crisi senza precedenti compromettendo la ripresa dei consumi e il conseguente consolidamento del quadro economico. D'altra parte e' chiaro che il seme della ripresa e' stato piantato grazie a tre provvedimenti: accelerazione dei pagamenti della P.A., cancellazione della prima rata dell'Imu e rinvio dell'incremento dell'aliquota Iva di giugno. Se si dovesse cambiare idea e tornare indietro rispetto a questa linea di azione non vedremo mai i germogli di ripresa.

com/rf

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