martedì 28 febbraio | 02:52
pubblicato il 16/dic/2015 10:30

Italia non decolla, Confindustria taglia stime: Pil 2015 a +0,8%

Economia scala di marcia invece di accelerare. Pil 2016 a +1,4%

Italia non decolla, Confindustria taglia stime: Pil 2015 a +0,8%

Roma, 16 dic. (askanews) - L'Italia non decolla. La ripartenza è, un pò a sorpresa, più lenta del previsto. Une realtà che "obbliga" il Centro Studi di Confindustria, nelle ultimi Scenari economici, a ribassare le stime di crescita per il 2015 e il 2016. Quest'anno il Pil salirà dello 0,8% (dal +1% stimato a settembre) e il prossimo anno crescerà dell'1,4% (dal +1,5% previsto in precedenza). Nel 2017 il Pil segnerà +1,3%. "In estate - ha spiegato il Csc - invece della pronosticata accelerazione c'è stato un sorprendente scalare di marcia".

Le stime di Confindustria sono inferiori ai target di crescita fissati dal governo nella nota di aggiornamento del Def: +0,9% nel 2015, +1,6% nel 2016. Per gli economisti di viale dell'Astronomia "il vero rebus è il mancato decollo della ripartenza italiana". Ripartenza che poteva far leva sulla "spinta poderosa" di politiche monetarie favorevoli, prezzo del petrolio ridotto, tassi d'interesse ai minimi storici e cambio dell'euro debole.

L'incremento del Pil nel 2015, il primo dopo tre anni di calo, "è quasi interamente acquisito con i dati disponibili fino al terzo trimestre". Nel quarto trimestre gli economisti di Confindustria stimano una variazione congiunturale di +0,35%, sostenuta soprattutto dall'aumento dei consumi.

Nel 2016 "il recupero sarà più forte, grazie al trascinamento positivo". Di fatto il passo dell'economia italiana "sostanzialmente non muterà rispetto a quanto osservato nel corso del 2015", ha sottolineato il Csc. Da questo punto di vista "rimangono rischi al rialzo, per la possibilità di effetti più ritardati del previsto delle potenti spinte derivanti dai fattori esterni". Nell'orizzonte di previsione, tuttavia, "vi sono anche rischi al ribasso" derivanti dal rallentamento più forte di quanto atteso delle economie emergenti, dalle conseguenze di un'eventuale escalation militare in Siria e dalla paura generata in Europa dagli attacchi terroristici.

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