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pubblicato il 07/set/2012 18:30

Italia-Cina, l'asse possibile nel nome dell'alta moda

Il mercato asiatico al centro del Milano Fashion Global Summit

Italia-Cina, l'asse possibile nel nome dell'alta moda

Milano (askanews) - Da concorrente "sleale" a partner strategico, negli ultimi anni la Cina ha vissuto un'escalation economica divenendo uno dei mercati di riferimento anche nel settore del lusso e dell'alta moda, al punto che - secondo i dati della federazione tessile cinese - i consumatori locali del comparto sono destinati a passare dagli attuali 80 milioni a 180 milioni entro il 2020. Un'opportunità per l'industria tessile italiana che nel 2011 ha fatturato oltre 52 milioni di euro crescendo del 6,3% rispetto al 2010 ed esportato prodotti per circa 27 milioni ma anche per l'industria cinese, un tempo famosa per "copiare" i brand italiani ma ora forte di una sua peculiare originalità, come spiega Mario Boselli, presidente della Camera nazionale della moda italiana.Io sto vedendo crescere dei giovani che hanno una originalità creativa e questi vanno bene, A noi non piace il cinese che produce simil-Prada, simil-Gucci, simil-Versace. Ma se c'è una originialità e ci può essere perché loro hanno una storia, una cultura, una tradizione importante ben lieti di averli a Milano moda donna".Della crescita del mercato cinese e delle nuove sfide, delle opportunità di business e delle possibili partnership italocinesi nel settore dell'alta moda si è discusso a Milano al convegno "Cina e Italia, due sarti in un mercato globale", nell'ambito del Milano Fashion Global Summit 2012. Paolo Panerai, Ceo di Class editori tra gli organizzatori dell'evento."Il momento di svolta è avvenuto con Deng Xiao Ping che ha affermato che la povertà non è socialismo mentre la ricchezza è un bel modo di viviere e man mano che si sta elevando il livello di vita è chiaro che ritornano fuori tutti quei livelli di gusto, di stile delle radici della Cina".

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