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pubblicato il 20/mag/2015 10:58

Istat, la crisi ha cancellato 2 mln di lavoratori under 35

Quasi 7 mln le persone senza lavoro, raddoppia fuga dei cervelli

Istat, la crisi ha cancellato 2 mln di lavoratori under 35

Roma, 20 mag. (askanews) - Sono i giovani a pagare il prezzo più salato di sei anni di crisi. Tra il 2008 e il 2014 sono spariti quasi 2 milioni di lavoratori under 35 (-27,7%) a fronte di un calo della popolazione nella stessa fascia di età di 947mila (-6,8%). Dal rapporto annuale dell'Istat sul 2014 emerge che l'esercito dei giovani che lavorano è stato decimato dalla profonda recessione e in sei anni il tasso di occupazione degli under 35 è sceso di 11,3 punti percentuali al 39,1% l'anno scorso anche se la contrazione dell'indicatore si è decisamente attenuata (-0,8 punti percentuali) nel 2014 fino ad invertire la tendenza nel quarto trimestre (+0,3 punti).

La fotografia sull'Italia scattata dall'Istat mostra ancora un paese dove il lavoro rappresenta la vera emergenza con 3,2 milioni di disoccupati (praticamente raddoppiati rispetto a prima della crisi) mentre sfiorano i 3,5 milioni gli inattivi. In totale quasi 7 milioni di persone.

Nel complesso e difficile mondo del lavoro il livello di istruzione si conferma al primo posto per trovare un'occupazione (solo il 7,8% è disoccupato tra i laureati) anche se al tempo stesso si rafforza il fenomeno della fuga dei cervelli. Tra i dottori di ricerca delle coorti 2008 e 2010 il 13% è andato all'estero (3mila persone) rispetto al 7% del 2004-2006 per sfruttare maggiori opportunità di lavoro e di reddito. Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia e Germania le mete preferite.

Dopo sei anni di crisi l'Italia è ancora un paese che soffre anche se l'indice di deprivazione materiale grave migliora attestandosi all'11,4% dal record del 14,5% del 2012 ma cinque anni fa era soltanto al 6,9%. Si tratta di famiglie che fanno fatica a pagare le bollette, incapaci di affrontare spese impreviste, e di fare un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni. Il miglioramento è stato determinato dal lieve aumento dei livelli di reddito disponibile delle famiglie italiane e dalla dinamica inflazionistica più favorevole rispetto agli anni precedenti. L'indice è migliorato soprattutto tra i membri delle famiglie composte da due o tre componenti in particolare coppie senza figli o con un figlio e tra le famiglie con anziani che vivono soli o in coppia.

Per l'economia italiana si scorgono segnali di ripresa, il pil è tornato a crescere nel primo trimestre del 2015 e l'anno scorso l'occupazione è aumentata di 88mila unità con una inversione di tendenza dopo due anni di contrazione. Ma il bilancio della crisi è pesante. In sei anni sono stati persi oltre 800mila posti di lavoro che hanno riguardato esclusivamente gli uomini mentre la componente femminile è aumentata di 64mila unità ma il tasso di occupazione delle donne resta molto basso al 46,8%, 12 punti in meno rispetto alla media europea. Continuano ad amplirsi le differenze territoriali. In sei anni il Sud ha perso mezzo milione di posti di lavoro con un tasso di occupazione al 41,8% rispetto al 55,7% nazionale.

La crisi e i cambiamenti normativi sulle pensioni hanno modificato e differenziato anche le dinamiche del lavoro. La fascia di età 55-64 anni è l'unica che vede aumentare gli occupati anche se per effetto dell'allungamento dei tempi di uscita verso la pensione, aumenta la componente degli stranieri (+111mila) mentre scendono gli occupati tra i giovani.

Tra gli altri effetti di un'economia ancora nella palude, continua la crescita dei disoccupati di lunga durata che sono oltre il 60% del totale e si allunga la durata media della disoccupazione di 2,3 mesi nel 2014. L'anno scorso la ricerca di occupazione dura in media 24,6 mesi mentre la ricerca del primo impiego sfiora i tre anni. Solo il part-time continua a crescere ininterrottamente dall'inizio della crisi. L'anno scorso oltre 4 milioni i lavoratori a tempo parziale a causa dell'aumento del part-time involontario. Quasi due lavoratori part-time su tre vorrebbero un lavoro a tempo pieno.

Tra le note positive, l'anno scorso è tornata a crescere la spesa per consumi delle famiglie (+0,3%) dopo la marcata flessione del precedente biennio grazie soprattutto alla stabilizzazione del potere d'acquisto delle famiglie italiane per la prima volta dal 2008, anche per la discesa dell'inflazione.

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