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pubblicato il 11/lug/2013 12:00

Istat: 9* censimento industria, non profit settore in crescita

(ASCA) - Roma, 11 lug - Al 31 dicembre 2011, le istituzioni non profit attive in Italia sono 301.191 (+28 per cento rispetto al 2001). L'incremento riguarda quasi tutte le regioni italiane, con punte sopra la media nazionale al Centro e nel Nord-ovest (rispettivamente 32,8 e 32,4 per cento in piu' rispetto al 2001). Lo rileva il 9* censimento Istat su Industria e servizi, istituzioni pubbliche e non profit.

Rilevante anche l'apporto di risorse umane impegnate nel settore. Le istituzioni non profit contano infatti sul contributo lavorativo di 4,7 milioni di volontari, 681mila dipendenti, 271mila lavoratori esterni e 5mila lavoratori temporanei. Sono quattro istituzioni su cinque a usufruire del lavoro volontario, mentre il 13,9 per cento delle istituzioni rilevate opera con personale dipendente e l'11,9 per cento si avvale di lavoratori esterni (lavoratori con contratto di collaborazione).

Rispetto al 2001, raddoppia il numero di istituzioni con lavoratori esterni (35.977 istituzioni non profit nel 2011 contro 17.394 nel 2001) con un incremento del numero di collaboratori del 169,4 per cento. Cresce in modo consistente il numero delle istituzioni che utilizzano lavoratori temporanei (1.796 istituzioni non profit nel 2011 contro 781 di dieci anni prima) con un incremento del 48,1 per cento.

Piu' contenuto, ma comunque positivo, e' l'incremento delle istituzioni con addetti (+9,5 per cento) con una crescita del personale dipendente pari al 39,4 per cento rispetto al 2001.

Infine le istituzioni che si avvalgono di volontari crescono del 10,6 per cento rispetto al 2001, registrando un aumento del 43,5 per cento del numero dei volontari.

IL NON PROFIT PRIMEGGIA NELLA CULTURA, NELLO SPORT E NELL'ASSISTENZA SOCIALE. Nel tessuto produttivo italiano il settore non profit rappresenta il 6,4 per cento delle unita' economiche attive, con il 3,4 per cento degli addetti (dipendenti) in esse impiegati. In base all'analisi per attivita' economica il non profit costituisce la principale realta' produttiva del Paese nei settori dell'Assistenza sociale (con 361 istituzioni non profit ogni 100 imprese) e delle Attivita' culturali, sportive, di intrattenimento e divertimento (con 239 istituzioni non profit ogni 100 imprese). Inoltre il peso della componente non profit nell'Assistenza sociale risulta rilevante anche in termini di occupazione: 418 addetti non profit ogni 100 addetti nelle imprese.

LE RISORSE UMANE E LE ATTIVITA' SVOLTE. Per la realizzazione delle proprie attivita' un'istituzione non profit italiana puo' contare, in media, su 16 volontari, 2 dipendenti e 1 lavoratore esterno, composizione che puo' variare notevolmente in relazione ai settori d'intervento, alla struttura organizzativa adottata e alla localizzazione territoriale. Il lavoro volontario rappresenta la quota principale (83,3 per cento) delle risorse umane del settore non profit. Il contributo del lavoro dipendente e' pari al 11,9 per cento delle risorse umane complessivamente impiegate, mentre sono pari rispettivamente al 4,7 per cento e allo 0,1 per cento i lavoratori esterni e i lavoratori temporanei.

Il settore della Cultura, sport e ricreazione si conferma come la naturale vocazione del non profit italiano, con oltre 195mila istituzioni, pari al 65 per cento del totale nazionale. Segue, per numero di istituzioni, il settore dell'Assistenza sociale (che include anche le attivita' di protezione civile), con 25mila istituzioni (pari all'8,3 per cento del totale). Il settore delle Relazioni sindacali e rappresentanza d'interessi, con 16mila istituzioni, costituisce il 5,4 per cento del totale, valore vicino a quello rilevato per l'Istruzione e la ricerca, pari al 5,2 per cento (15mila istituzioni). Gli Altri settori comprendono: Religione (2,3 per cento), Filantropia e promozione del volontariato (1,6 per cento), Cooperazione e solidarieta' internazionale (1,2 per cento) e Altre attivita' (0,5 per cento).

Il settore d'intervento risulta in parte legato all'assetto istituzionale e alla struttura organizzativa. Le associazioni riconosciute - e dunque maggiormente strutturate - sono infatti relativamente piu' diffuse, rispetto al valore nazionale (22,7 per cento), nei settori della Sanita' (37 per cento), dell'Ambiente (29,4 per cento) e della Cooperazione e solidarieta' internazionale (28,8 per cento); mentre le associazioni non riconosciute caratterizzano maggiormente i settori delle Relazioni sindacali e rappresentanza di interessi (con l'82,7 per cento del totale, a fronte di una loro diffusione complessiva pari al 66,7 per cento), della Cultura, sport e ricreazione (73,3 per cento) e della Tutela dei diritti e attivita' politica (71,7 per cento).

Le cooperative sociali italiane operano in prevalenza nei settori dello Sviluppo economico e coesione sociale, per l'inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati (in cui si rileva una presenza pari al 49 per cento, a fronte di un dato nazionale del 3,7 per cento), dell'Assistenza sociale e protezione civile (17,8 per cento) e della Sanita' (10,9 per cento). Le fondazioni sono relativamente piu' attive nei settori dell'Istruzione e della ricerca (11 per cento nel settore, a fronte di una loro diffusione complessiva pari al 2,1 per cento) e della Filantropia e promozione del volontariato (9,9 per cento).

Rispetto alle tipologie di risorse umane impiegate, i settori di intervento mostrano una differente caratterizzazione. Il settore della Cultura, sport e ricreazione assume rilevanza in termini di percentuale di volontari attivi (59,2 per cento, pari a oltre 2,8 milioni di persone). I settori dell'Assistenza sociale e protezione civile, Sanita', Istruzione e ricerca, Sviluppo economico e coesione sociale rivestono un ruolo rilevante in termini di lavoro dipendente (complessivamente i quattro settori contano l'85 per cento dei lavoratori dipendenti, pari a 579mila persone).

L'analisi evidenzia inoltre che i settori piu' dinamici della Filantropia e promozione del volontariato e Cooperazione e solidarieta' internazionale, nonostante rappresentino il 2 per cento del comparto non profit, registrano un incremento consistente sia di lavoro dipendente (rispettivamente +408,6 per cento e +100 per cento) sia di lavoro volontario (+161,9 per cento e +130,5 per cento).

I settori di attivita' in cui invece e' maggiore la presenza di istituzioni mostrano dinamiche differenziate: quello della Cultura, sport e ricreazione e quello dell'Istruzione e ricerca presentano un notevole incremento di volontari (rispettivamente +67,8 per cento e +54,4 per cento), mentre il numero degli addetti cresce in misura assai piu' ridotta (+0,7 per cento e +15,1 per cento). Diversamente, nei settori della Sanita' e dell'Assistenza sociale e protezione civile il numero di addetti aumenta piu' di quello dei volontari.

ADDETTI AL NON PROFIT SUL TERRITORIO. Almeno la meta' delle istituzioni non profit trova collocazione nel Nord del Paese (per un totale di 157.197 unita') con una quasi equa distribuzione della restante parte tra Centro (64.677 unita' pari al 21,5 per cento) e Mezzogiorno (79.317 unita' pari al 26,3 per cento). La Lombardia e il Veneto si confermano le regioni con la presenza piu' consistente di istituzioni, con quote rispettivamente pari al 15,3 per cento e al 9,6 per cento, seguono Piemonte (8,6 per cento), Emilia-Romagna (8,3 per cento), Toscana e Lazio (7,9 per cento).

red/rf

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