giovedì 19 gennaio | 16:09
pubblicato il 24/nov/2011 17:54

Internet/ Corte Ue: Vietato usare filtri, anche contro pirateria

Autorità non possono imporlo ai fornitori di servizi

Internet/ Corte Ue: Vietato usare filtri, anche contro pirateria

Bruxelles, 24 nov. (askanews) - La Corte di Giustizia dell'Ue ha stabilito, con una sentenza emessa oggi a Lussemburgo, che i fornitori di accesso ad Internet non possono filtrare o bloccare le comunicazioni elettroniche fra gli utenti, neanche quando questo è loro richiesto dai gestori o detentori dei diritti d'autore per prevenire attività di pirateria elettronica, e in particolare il 'downloading' e la condivisione ('file sharing') non autorizzati di contenuti protetti da copyright intellettuale. La causa è scaturita da una controversia, in Belgio, tra Scarlet Extended Sa, un fornitore di accesso a Internet, e Sabam, una società di gestione (una sorta di Siae belga) incaricata di autorizzare l'utilizzo da parte di terzi delle opere musicali protette da copyright a vantaggio di autori, compositori ed editori. Nel 2004 la Sabam aveva scoperto che alcuni utenti di Internet abbonati a Scarlet scaricavano da Internet, senza autorizzazione e senza pagarne i diritti, opere contenute nel suo catalogo, utilizzando reti 'peer-to-peer' per la condivisione dei contenuti scaricati, e si era rivolta al tribunale per far cessare questa pratica. In un primo tempo, il giudice belga aveva ordinato a Scarlet di far cessare queste violazioni del diritto d'autore, rendendo impossibile ai suoi clienti qualsiasi forma di invio o di ricezione mediante un programma 'peer to peer' di file che contenessero un'opera musicale appartenente al repertorio della stessa Sabam. Ma oggi, rispondendo a una richiesta della Corte d'appello di Bruxelles, a cui si era successivamente rivolta Scarlet contestando l'ingiunzione, la Corte europea ha ricordato che le norme nazionali miranti a far rispettare il diritto d'autore devono essere compatibili con la direttiva Ue sul commercio elettronico. E ha stabilito che, secondo la direttiva, non si possono obbligare i fornitori di accesso a Internet a predisporre una sorveglianza generalizzata sulle informazioni trasmesse dai clienti sulla propria rete. La sentenza, che si applica a tutto il territorio dell'Ue, dà ragione alle associazioni dei consumatori, ai difensori della libertà sulla rete e alle società che forniscono accesso a Internet, a partire dalle compagnie di telecomunicazioni, e rappresenta invece un duro colpo per le società di gestione dei diritti d'autore, per i produttori di film, musica e software e in generale per gli interessi economici dell'industria culturale.

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