venerdì 09 dicembre | 15:04
pubblicato il 02/lug/2014 11:56

Infrastrutture: P.Astaldi, nuovo ruolo General contractor (Ghirlandaio)

(ASCA) - Roma, 2 lug 2014 - Il cambiamento piu' significativo degli ultimi anni? ''La trasformazione dal ruolo tradizionale di general contractor a concessionari delle infrastrutture realizzate''. La crescita all'estero? ''Attualmente oltre il 70 per cento dei ricavi del gruppo Astaldi e' realizzato fuori dall'Italia''. Il governo Renzi? ''C'e' grande attesa sull'attuazione del programma di riforme e di sviluppo dell'economia. Certo non occorre soltanto fare ma anche saper ascoltare chi intende dare contributi costruttivi''. Paolo Astaldi, presidente del gruppo leader nelle grandi opere nonche' rappresentante della famiglia che lo controlla con oltre il 50 per cento capitale, fa il punto sullo stato di salute della sua societa' e del settore delle opere pubbliche in un'intervista a IlGhirlandaio.

D: Come mai avete deciso di puntare sulle concessioni?.

R: ''Lo abbiamo fatto dopo aver capito che ci sarebbe stata una forte domanda di opere infrastrutturali ma con scarsita' di fondi pubblici per realizzarle. Per questo, dopo un'analisi approfondita dei mercati condotta sette, otto anni fa, abbiamo cercato di dare risposte adeguate avviando una strategia di crescita diversa, impostata sulle concessioni''.

D: In quali mercati?.

R: ''La tendenza vale un po' in tutto il mondo. Noi ci siamo mossi in Italia come in Turchia, fino al Cile in Sud America realizzando metropolitane, parcheggi, ospedali. Le opere pubbliche non vengono piu' assegnate secondo il principio del massimo ribasso oppure premiando il progetto migliore, ma con il meccanismo delle concessioni. E' la soluzione migliore anche perche' l'impresa che si aggiudica la gara ha tutto l'interesse a procedere rapidamente e con prezzi coerenti. Fino a quando si arriva alla dismissione dell'opera, con l'uscita di scena e l'incasso del ricavato che serve a finanziare altri progetti''.

D: A che punto siete?.

R: ''Abbiamo ottenuto le concessioni, le stiamo valorizzando e ora cominceremo ad avviare le dismissioni necessarie per ottenere la liquidita' indispensabile per ricominciare il ciclo degli investimenti''.

D: Quanta parte dei vostri ricavi arriva da concessioni?.

R: ''Attualmente circa il 25 per cento. A tendere la meta'''.

D: Quanto rappresentavano cinque anni fa?.

R: ''Non oltre il 2,3 percento''.

D: Puo' fare qualche esempio delle opere realizzate? ''Il terzo ponte del Bosforo e l'autostrada Gezbe-Smirne in Turchia, la metropolitana 5 a Milano, ospedali in Toscana''.

D: Negli ultimi cinque anni quanto siete cresciuti all'estero?.

R: ''Decisamente molto, passando da poco piu' del 50 per cento dei ricavi realizzati oltre frontiera a oltre il 70 per cento. Ora la percentuale e' stabile? Non del tutto, perche' gli investimenti all'estero continueranno ad aumentare fino ad arrivare all'80 per cento.

D: In quali aree del mondo state avendo le soddisfazioni maggiori?.

R: ''Direi Turchia, Polonia, Russia, il Sud America con particolare riferimento al Cile dove, proprio pochi giorni fa, abbiamo ottenuto una concessione importante per la gestione di un centro ospedaliero. E adesso tocca al Canada''.

D: Cosa farete li'?.

R: ''Il contratto piu' impegnativo e' per una diga sul grande fiume San Lorenzo, che vale investimenti per 1 miliardo e rifornira' di energia elettrica tutto il Nord America. E' una bella sfida perche' le condizioni climatiche sono sfavorevoli. D' inverno la temperatura scende sotto meno 30 gradi e tutto diventa un mare di ghiaccio. Ma e' perfino un vantaggio perche' su strati di assoluta solidita' si possono costruire strade e quant'altro. Il problema arriva in estate, con il disgelo che trasforma tutto in un pantano difficile da gestire''.

D: Come stanno andando i mercati? La ripresa c'e' davvero?.

R: ''Si', c'e'. Ma a macchia di leopardo. In alcuni Paesi del mondo e' davvero significativa, mentre altre zone come l'Europa e un discreto numero di Paesi del Nord Africa fanno piu' fatica''.

D: Chi corre di piu'?.

R: ''Russia, Polonia, Turchia, Cile e Peru' continuano ad avere ritmi di crescita significativi. Sono mercati in cui il lavoro degli imprenditori e' riconosciuto e valorizzato.

Quando e' stata inaugurata l'ultima opera che abbiamo realizzato in Turchia abbiamo avuto grandi riconoscimenti per il ruolo svolto nella realizzazione, mentre in casa nostra restiamo spesso confinati dietro le quinte''.

D: Che segnali avete sull'andamento dell'economia italiana?.

R: ''Siamo in attesa di vedere i risultati del nuovo governo''.

D: Che prospettive ci sono per l'avvio d'investimenti importanti nelle grandi opere?.

R: ''Nell'immediato non vedo novita' particolari. Va tenuto presente che qualsiasi intervento richiede almeno due, tre anni prima di trasformarsi in attivita' concreta. Ecco perche', per ottenere subito risultati tangibili, conviene concentrarsi sui progetti in corso, quelli gia' avviati''.

D: Su quali puntare?.

R: ''Ad esempio l'alta velocita', che ha un discreto numero di tratte aggiuntive pronte per essere cantierate, cioe' pronte per l'apertura dei cantieri. Ma si puo' fare molto anche per migliorare la viabilita' del traffico cittadino.

Purtroppo si va spesso nella direzione opposta. E' paradossale che in tutto il mondo vengano costruite metropolitane mentre da noi si scatenano spesso guerre a tutti i livelli per ostacolarle. In Europa il tema della mobilita' urbana viene considerata una priorita' perche' migliorarla significa abbattere le emissioni riducendo l'inquinamento ambientale, risparmiare energia e cosi' via. Peccato che in Italia non sia cosi'. Certi comportamenti risultano davvero incomprensibili''.

D: Anche l'Expo 2015 puo' rappresentare l'occasione per una svolta?.

R: ''Avrebbe potuto esserlo ma ormai, quando manca meno di un anno, quello che e' fatto e' fatto. Piuttosto c'e' da correre per completare piu' opere possibili. La speranza e' che ci sia il tempo per provvedere''.

red/sam/

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