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pubblicato il 16/mag/2013 16:19

Industria: Animp-Federprogetti, nel 2012 impiantistica cresce del 12%

(ASCA) - Roma, 16 mag - Moderato ottimismo verso il futuro, una crescita di settore, nel 2012, del 12,1% e, a parita' di ricavi, commesse garantite fino a meta' 2015, nonostante la crisi economica mondiale. Questi i numeri dell'impiantistica industriale, un settore che in Italia, da solo, vale circa 35 miliardi di Euro che si presenta come uno dei pochi che ancora non deve scontare gli effetti della crisi economica globale. Secondo il Rapporto annuale di settore, redatto dal Centro Studi Animp e presentato oggi a Roma in occasione del 40esimo convegno annuale di Animp-Federprogetti, le associazioni che racchiudono le aziende di settore, il comparto risulta crescere del 12,1% rispetto al 2011. A fronte di un volume a fine 2011 di circa 30,7 miliardi di euro di fatturato, il 2012 ha chiuso con ordini acquisiti per 34,4 miliardi di euro, di cui il 20% per lavori da eseguire sul mercato italiano e l'80% all'estero. A volumi di ricavi pari a quelli del 2012, quindi, il portafoglio residuo fotografato alla fine dell'anno scorso e' in grado di coprire circa 1,5 anni di lavoro.

Piu' in dettaglio, l'Italia, nel 2012, ha offerto ricavi per 3.459 milioni di euro e ordini per 3.435 milioni, mentre l'Europa ha garantito un ricavo di 5.063 milioni e ordini per altri 5.763 milioni. Dall'Africa settentrionale sono arrivati 2.745 milioni di euro e commesse per altri 2.361 milioni mentre il resto del continente ha offerto ricavi per 2.509 milioni e ordini per 2.759 milioni. Dal Medio Oriente sono arrivati ricavi per 5.382 milioni e ordini per 3.802 milioni, in leggera diminuzione. Cio' che e' stato perso in Medio Oriente e' stato pero' guadagnato in America del Sud: nel 2012 i ricavi sono stati infatti di 1.376 milioni di euro, ma gli ordini acquisiti sono pari a 2.900 milioni di euro, aumento che porta il ''valore' dell'America Latina, in termini di fatturato, dal 5,9% al 11,9% del totale. Leggera crescita degli ordinativi anche in Asia, passata dai 1.881 milioni di euro di ricavi 2012 ai 2.456 milioni di ordini per il 2013. Stabili infine le commesse in America del Nord: 990 milioni di euro di ricavi e ordini per 913 milioni.

Anche le previsioni per il futuro sono positive. Il 58% degli operatori del settore prevede ''stabilita''' sui mercati esteri, il 31% stima opportunita' di crescita e solo l'11% prevede una diminuzione delle occasioni di lavoro.

Nonostante la crisi, anche il mercato italiano e' considerato stabile dal 66% degli operatori, il 15% stima vi siano addirittura possibilita' di crescita e solo il 19% prevede una diminuzione delle occasioni di lavoro. Le prospettive positive, nelle stime degli operatori, sono soprattutto per il settore petrolifero e del gas e per l'industria di produzione dell'energia elettrica nelle aree tradizionali di presenza.

''La fiducia che le nostre aziende manifestano verso un mercato in crescita non e' il frutto di una visione meramente ottimistica del futuro, ma - ha detto oggi Nello Uccelletti, presidente di Animp - rispecchia una percezione largamente condivisa da autorevoli esponenti di grandi aziende internazionali del settore. Eppure, se e' vero che le prospettive appaiono favorevoli, e' anche certo che la competizione sul mercato globale con nuovi concorrenti, la rapida variazione delle aree geografiche di riferimento e le esigenze di nuovi prodotti/servizi, richiedono risposte adeguate che non possono essere date in tempi lunghi. Mentre da una parte le nostre aziende cercano alleanze internazionali per rispondere alle crescenti richieste di 'contenuto locale', e' fondamentale il supporto di un 'sistema Paese Italia' che consenta alle nostre imprese di continuare a rappresentare l'eccellenza italiana nel mondo.

Incentivi alle assunzioni di giovani tecnici e ingegneri, nonche' il sostegno alle esportazioni, sono sicuramente le esigenze piu' immediate che i nostri associati richiedono al nuovo Governo''.

Secondo Giuseppe Zampini, presidente di Federprogetti, ''l'attuale crisi economica, che e' sostanzialmente crisi di domanda interna, non rappresenta soltanto una fase congiunturale prolungata e pesantemente recessiva, ma contiene in se' elementi di modificazione strutturale e delle condizioni di contesto in cui le nostre imprese operano. Ogni analisi conferma la crescente dicotomia tra imprese esportatrici (soprattutto nelle aree extra-euro) e imprese orientate prevalentemente o totalmente al mercato domestico.

E' ormai inderogabile, per rilanciare il processo economico, che le Istituzioni e i vari gangli della Pubblica Amministrazione abbiano il coraggio delle proprie decisioni''.

red/glr

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