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pubblicato il 29/giu/2013 14:10

Imprese: Unioncamere, quelle rosa cresciute di 10mila unita' in un anno

(ASCA) - Roma, 29 giu - Nonostante siano stati dodici mesi davvero difficili, tra marzo 2012 e marzo 2013 le imprese 'in rosa' hanno allungato il passo aumentando il loro numero di oltre 10mila unita'.

Lo scrive in una nota Unioncamere rilevando che alla fine del primo trimestre di quest'anno le imprese femminili iscritte al Registro delle imprese delle Camere di commercio sono 1.424.798, il 23,5% del totale delle imprese. Inoltre, se l'intero tessuto imprenditoriale italiano, nel periodo considerato, e' avanzato appena dello 0,2%, l'esercito delle imprese al femminile ha mantenuto un passo piu' che triplo: +0,7%. Tanto che - osserva Unioncamere - le 10.231 imprese femminili, costituiscono quasi i 3/4 di tutto il saldo realizzato dal sistema delle imprese (pari a +13.762 imprese). Altra indicazione significativa viene dalla scelta della forma giuridica delle nuove imprese femminili con una vera esplosione delle societa' di capitali ''rosa'', cresciute di 11.663 unita', pari ad un incremento dello stock di queste imprese del 5,6%. Cresciute sensibilmente anche le cooperative guidate da donne: + 1042 imprese, il 3,6% in piu' su base annua. L'Osservatorio di Unioncamere evidenzia, pero', una maggiore fragilita' finanziaria delle imprese femminili rispetto alla media: il 72% di esse, infatti, opera con un capitale sociale di meno di 10mila euro, contro il 67% della media delle imprese. Al tempo stesso, le imprese femminili mostrano un'eta' media piu' bassa rispetto alle altre imprese: il 21,5% ha poco piu' di due anni di vita, contro il 18,5% della media delle imprese.

''In questi anni difficili, la spiccata propensione imprenditoriale delle donne sta dando delle risposte concrete alla crisi e alla riduzione delle opportunita' di lavoro'' ha detto il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello.

''E' un segnale di fiducia nelle possibilita' del mercato e dell'impresa per uscire da questo lungo tunnel. Senza impresa non c'e' lavoro, sia esso dipendente o autonomo. E dunque nei piani per ridurre la disoccupazione, bisogna puntare innanzitutto sulle imprese e sulla voglia che tanti italiani, prime fra tutte le donne, continuano ad avere nonostante tutto. Questa voglia va sostenuta con politiche che semplifichino il momento dello start-up d'impresa, che consentano un accesso di favore al credito, anche nelle forme piu' innovative come venture capital, microcredito, crowd funding, e poi con azioni di formazione e informazione sui territori'', ha concluso Dardanello.

com-stt/sam/ss

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