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pubblicato il 07/nov/2013 13:13

Imprese: Istat, tra le medio-grandi una su due vende all'estero

(ASCA) - Roma, 7 nov - Il 57,8 % delle imprese dell'industria e dei servizi con almeno 3 addetti svolge la propria attivita' esclusivamente su un mercato locale; circa una su cinque amplia il suo raggio di azione al mercato nazionale e una quota di poco superiore si affaccia anche sui mercati esteri. Lo rileva l'Istat nel primo report sulle imprese precisando che tale risultato medio sintetizza comportamenti diversi in termini sia di dimensione aziendale sia di attivita' economica.

Sotto il primo profilo, si osserva un evidente aumento dell'importanza dei mercati nazionali e soprattutto esteri al crescere della dimensione aziendale: tra le imprese di medie (50-249 addetti) e grandi dimensioni (250 addetti e oltre) quasi una su due si affaccia su mercati internazionali, una strategia analoga e' adottata da poco piu' di un'impresa su tre tra le piccole (10-49 addetti) e da meno di una su cinque tra le micro (3-9 addetti). Per quest'ultima fascia dimensionale, la cui ampiezza rappresenta uno dei tratti caratteristici del sistema produttivo italiano nel contesto europeo, l'attivita' estera rappresenta un elemento di grande rilevanza, che riguarda poco meno di 100 mila unita' nella sola manifattura.

Guardando i settori di attivita' economica, le imprese appartenenti ai servizi diversi dal commercio mostrano la maggiore propensione ad operare su un mercato locale (circa il 70%) mentre, all'estremo opposto, circa il 46% di quelle dell'industria e' attiva sui mercati esteri. Il settore del commercio risulta maggiormente polarizzato tra mercato locale (57,8%) e mercato internazionale (24,2%). Un'analisi di maggiore dettaglio mette in luce situazioni profondamente variegate all'interno dei diversi comparti: in quello manifatturiero, nei settori delle bevande, della farmaceutica e della fabbricazione dei macchinari circa tre imprese su quattro operano su mercati internazionali; quote piuttosto elevate si registrano in numerosi altri settori.

Anche nel terziario, comparto nel suo complesso caratterizzato da una minore esposizione sui mercati esteri, vi sono settori quali le attivita' alberghiere, la ricerca scientifica e il trasporto aereo in cui quote di imprese comprese tra 48 e 54% operano su mercati internazionali. Per contro, i servizi di assistenza sociale e sanitaria e, in generale, quelli piu' direttamente legati alla cura delle persone hanno mediamente un raggio di azione limitato. Anche a livello territoriale si riscontrano sensibili differenze, con una larga prevalenza di imprese che si rivolgono esclusivamente al mercato locale nel meridione (circa il 79% nelle Isole e quasi due su tre nel Sud) e quote piu' rilevanti di imprese che operano su mercati esteri nel Nord-ovest e nel Nord-est (oltre una su quattro). Cio' sconta, anche a parita' di settori e dimensioni aziendali, una minore propensione all'internazionalizzazione delle imprese meridionali.

Circa il 40% delle imprese dell'industria e dei servizi dichiara di avere come clienti finali soprattutto le famiglie, mentre il rimanente 60% si rivolge ad altre aziende, alla pubblica amministrazione, al settore agricolo o a istituzioni non profit. Coerentemente con il tipo di attivita' svolta, le imprese del commercio e degli altri servizi si rivolgono in misura maggiore alle famiglie (con quote mediamente intorno al 50%) rispetto a quelle dell'industria in senso stretto e delle costruzioni (15,8 e 30,3%). All'interno del terziario si riscontrano situazioni molto diverse; nei settori dell'assistenza e nel commercio al dettaglio oltre l'80% delle imprese si rivolge principalmente alle famiglie mentre, all'estremo opposto, settori come le attivita' di ricerca scientifica e di consulenza hanno come principali clienti altre imprese o istituzioni. Anche fattori come la maggiore dimensione di impresa, l'appartenenza ad un gruppo e il rivolgersi al mercato nazionale o estero sono associati a una maggiore incidenza di imprese che si rivolgono ad altre unita' produttive (circa l'80% tra quelle che si rivolgono a mercati sovraregionali), a testimoniare un loro maggior coinvolgimento in catene del valore nazionali e internazionali. red/glr

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