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pubblicato il 27/mar/2014 15:48

Immobiliare: quei ''gioielli'' pubblici difficili da vendere

Immobiliare: quei ''gioielli'' pubblici difficili da vendere

(ASCA) - Roma, 27 mar 2014 - Una provocazione, piu' che una vera offerta: cento euro per la colossale caserma Masini, a Bologna. Pero' quest'esito beffardo di uno dei piu' imponenti e tormentati tentativi di privatizzazione demaniale - scrive Il Ghirlandaio (www.ilghirlandaio.com) non ha insegnato nulla, e in fondo non poteva accadere, al governo. Che, con il bando pubblicato ai primi di marzo e in scadenza il 6 maggio prossimo, ci riprova.

L'Agenzia del Demanio e' infatti tornata a offrire in asta sul mercato, a offerta libera, qualche ''gioiello'' del patrimonio immobiliare pubblico. In vendita sono stati posti cinque beni di proprieta' statale situati in Friuli Venezia Giulia, Marche, Puglia e Veneto, attraverso la procedura telematica delle aste online. Celebre e imponente il Castello di Gradisca D'Isonzo a Gorizia, sei edifici dal grande valore storico-architettonico; in Puglia, a Taranto, l'Ex Convento S. Domenico Maggiore Monteoliveto, realizzato nella prima meta' del 1600 e costituito da quattro piani e un'ampia corte centrale; a Loreto (Ancona), e' in vendita un edificio storico, denominato ''Casa Nappi'', situato in prossimita' del Santuario Mariano; e uno stabile situato nel centro storico a Trieste. Infine, un'isola: ovvero, il bando prevede la cessione per 99 anni della proprieta' superficiaria dell'Isola di Poveglia a Venezia, costituita da tre isole molto vicine, due delle quali collegate da un ponte. Situato nella Laguna Sud, di fronte al Lido di Venezia, il complesso di isole presenta numerosi fabbricati da recuperare, dal grande valore storico e architettonico.

Ma le stime sulla consistenza dei possibili introiti di tanto patrimonio - osserva Il Ghirlandaio - sono demoralizzanti: la gara e' a offerta libera, ma il range entro il quale i consulenti del Demanio hanno ipotizzato il ricavo si limita a 2-4 milioni di euro. La ragione di una valutazione cosi' bassa e' tutta nella necessita' di fare investimenti molto imponenti per poter adattare i beni alle nuove destinazioni. Investimenti per decine di milioni di euro su ogni immobile. Le nuove destinazioni, peraltro, per poter essere autorizzate avranno bisogno di superare la solita, estenuante corsa a ostacoli burocratico-procedurale che rende queste procedure incerte e costose. I futuri proprietari privati di questi ''gioielli'' dovranno insomma dapprima sborsare i soldi necessari per acquistarli, poi altri per progettarne il reimpiego, poi attendere e finanziarie l'incerto e lungo iter per le autorizzazioni, infine eseguire le ristrutturazioni e solo alla fine di questo lunghissimo processo potranno sperare di mettere a reddito i loro soldi. Ecco perche' in concreto non e' facile trovare soggetti disponibili.

Discorso analogo - prosegue Il Ghirlandaio - per alcuni, imponenti progetti di dismissioni annunciati dagli enti locali, primo fra tutti il Comune di Roma: Il sindaco Ignazio Marino ha parlato di ''circa 600 immobili pronti a essere venduti. In queste ore incontrero' alcune delle societa' immobiliari e da queste dismissioni vorrei ricavare 280 milioni''. Un sogno o un progetto realizzabile? Il mercato residenziale e' pronto ad assorbire immobili ad uso abitativo, purche' sfitti, perche' al contrario - come insegnano le interminabili procedure di privatizzazione delle case popolari, impantanate da anni anche a Roma - solo chi ci abita e' disposto ad acquistare una casa del demanio comunale, purche' a prezzi stracciati.

Certo, qualcosa di positivo sta accadendo, in generale, sul mercato immobiliare italiano: se uno come George Soros, che sull'Italia ha sempre scommesso al ribasso, ha deciso di rilevare il 5% di Igd Siiq, societa' immobiliare controllata dalle Coop che possiede le mura di decine di supermercati, sara' pur sempre un segnale positivi, per esempio del fatto che il mercato e' visto al suo minimo, e quindi naturalmente vicino a una naturale ripresa. Ma l'offerta di prodotto accessibile e utilizzabile, pronto ad essere messo a reddito, e' abbondantissima - conclude Il Ghirlandio - e assorbira' molta cassa prima che ne resti di disponibile a confluire verso le privatizzazioni immobiliari.

red/mau

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