sabato 21 gennaio | 19:30
pubblicato il 17/set/2014 16:17

Immobili: Bri, in Grecia e Italia prezzi reali negativi per le case

(ASCA) - Roma, 17 set 2014 - Mattone sempre piu' indigesto in Italia e in Grecia. Lo dicono i numeri pubblicati dalla Banca di Regolamenti Internazionali (Bri) sull'andamento dei prezzi reali della case, dunque depurati dal tasso di inflazione.

''Le fluttazioni dei prezzi reali delle case hanno una forte impatto sulla ricchezza netta delle famiglie e sulla loro propensione alla spesa. Inoltre il valore delle case rappresenta la garanzia associata ai mutui, mutui che, solo nelle economie avanzate, sono pari a 24mila miliardi di dollari'', scrive la Bri. I numeri del rapporto fotografano l'andamento dei prezzi reali negli ultimi dodici mesi, dal secondo trimestre del 2013 al secondo trimestre del 2014. Nelle economie avanzate si riscontrano andamenti piuttosto divergenti. Negli ultimi 12 mesi in alcune nazioni si e' arrestato il declino dei prezzi reali, mentre in altri e' proseguito.

Nel dettaglio i prezzi reali delle abitazioni sono aumentati negli Stati Uniti del 9,5% e in Gran Bretagna del 6%. Prezzi in crescita anche in Canada 7%, Australia 7,7% Australia e 2,2% Svizzera. Recuperi significativi anche in alcuni dei paesi europei pesantemente colpiti, nel recente passato, prima dalla crisi finanziaria e poi da quella economica. E' il caso dell'Irlanda dove i prezzi reali delle abitazioni sono saliti del 7,2% e in Islanda del 6,4%.

Sempre in Europa. i prezzi reali sono aumentati in Germania dell' 1,2%), nei paesi scandinavi, quali Danimarca e Svezia rispettivamente dell'1,7% e del 4,8%.

Male la periferia dell'Eurozona, maglia nera la Grecia con una caduta dei prezzi reali pari a -6%, poi Italia -5%, Spagna -3,8%, Portogallo -1,2%. Insomma, in questi paesi, possedere una casa distrugge ricchezza.

Nelle economie emergenti permangono tassi di crescita reale dei prezzi anche a due cifre, come in Cina +13% e Filippine +13%. Sostenuto il trend il Malesia +5%.

Piu' contenuti gli aumenti in Brasile pari al 3,9%, variazioni nulle in Mexico. In Giappone si conferma una tendenza negativa con una flessione pari a -2,2%.

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